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lunedì 23 maggio 2016

Le proprietà benefiche dei peperoni

Le proprietà benefiche dei peperoni



Famiglia delle Solanacee, genere Capsicum, che comprende peperone e peperoncino, varietà capsicum annuum, la più coltivata; in linguaggio comune, il peperone. Giallo, verde, rosso, fin dai colori è un’esplosione di estate, sole e calore; infatti è un tipico ortaggio estivo, e per quanto ormai sia diffuso negli orti e nelle coltivazioni di tutto il mondo, dalla Cina, all’Italia, al Perù, i piatti e le ricette che lo ricordano di più hanno una chiara impronta meridionale. Dalla peperonata siciliana al gazpacho spagnolo, alle fajitas messicane, il peperone sa di caldo, di vacanze, di sole.
Del resto, per quanto  detto precedentemente, è diffuso ovunque, la sua origine è l’America del sud; venne importato in Europa insieme ad altri frutti e ortaggi che prima del sedicesimo secolo erano del tutto sconosciuti nel vecchio continente. Si ritiene che la sua area primitiva di origine potrebbe essere il Brasile, ma all’arrivo dei conquistatori era già diffuso anche in America centrale, in moltissime varietà.

La pianta predilige climi caldi e necessita di terreni molto fertili, la semina avviene a fine febbraio (a meno che non si vogliano ottenere raccolte extrastagionali) e i frutti, le bacche della pianta, arrivano sui banchi dei mercati in estate. In tantissime varietà: infatti non solo i colori, giallo o rosso (i peperoni verdi, in realtà, sono bacche non ancora mature), sono una discriminante, ma anche la forma, il sapore, la grandezza.


Una prima differenziazione fra cultivar riguarda la separazione tra frutto dolce e piccante. Quello normalmente usato in cucina è il primo; il secondo in genere viene essiccato, a volte polverizzato, ed è usato principalmente come condimento. Ha la particolarità di contenere ancora più vitamine del suo omologo dal sapore più lieve, che già ne è ricco, come approfondiremo più avanti. Se si ragiona in termini di conformazione, il peperone può essere di forma quadrangolare, allungata e troncata. Del primo tipo sono noti il giallo e il rosso dolce di Nocera, il giallo e il rosso quadrato d’Asti, il braidese, il giallo San Valentino, il California wonder, il peperone pomodoro; del secondo, il Marconi, il lungo di Chiasso, il Corno di Toro o il Toro di Spagna, il peperone a sigaretta; del terzo, fanno parte anche varietà usate principalmente per i sottaceti, come il piccolo del Veneto e di Firenze e il quarantino d’Asti. Discorso a parte per i friarielli, come vengono chiamati in Campania, o friggitelli, secondo il loro nome romano: sono verdi, quindi come tutti i peperoni di questo colore, sono colti non ancora maturi, sono piccoli come peperoncini ma non sono piccanti, anzi. In genere vengono preparati alla griglia con la semplice aggiunta di sale. Per quanto riguarda le difficoltà di digestione legate a quest’ortaggio, molti riescono a limitare il problema togliendo la pellicola che lo ricopre, considerata la buccia; vanno eliminati anche i semi. 

I peperoni in cucina
Crudo, in pinzimonio o nel gazpacho; cotto, dalla bagna cauda alla peperonata; internazionale, dalle fajitas alla ratatouille. Il peperone è estremamente versatile, può essere cucinato con molte tecniche o può non essere cucinato affatto, e consumato sott’aceto o crudo a listarelle, insaporito con olio, pepe e sale. L’importante, al momento dell’acquisto, è controllare che i frutti siano sodi, senza grinze e ammaccature, e che abbiano il picciolo. In frigorifero resistono per qualche giorno, in genere non più di quattro.
Se la bagna cauda è un tipico piatto piemontese, e vede i peperoni come semplici ingredienti di una ricetta ricca di componenti e complessa, la peperonata invece è targata Italia del sud e già dal nome è facile immaginare che qui i peperoni sono protagonisti assoluti, cotti in padella con olio evo, pomodoro, cipolle, aglio. La sicilianissima caponata, a base di melanzane, ha molte varianti locali, alcune che prevedono i peperoni ed altre no; ma sono sempre siciliani i peperoni con la mollica, una delle declinazioni più gustose che questi prodotti possano avere. Come altre verdure, i peperoni possono essere preparati ripieni. Se non si tollera la buccia, il modo più veloce per eliminarla è cuocere i peperoni alla griglia: sarà estremamente facile staccare la pellicola che li ricopre.
Per quanto riguarda le ricette internazionali, tra le più note c’è il gazpacho, una zuppa fredda spagnola (nello specifico, originaria dell’Andalusia) preparata frullando insieme ingredienti crudi come pomodori e peperoni (da entrambi vanno eliminati i semi), cetrioli, cipolla e aglio, e aggiungendo olio, sale e pepe. Successivamente, al composto passato al setaccio, si aggiunge mollica di pane raffermo insaporita con aceto. La zuppa va poi fatta raffreddare in frigorifero. Spostandosi in America, è tipicamente messicana la ricetta delle fajitas, carne di manzo o pollo piccante accompagnata da peperoni e servita generalmente su tortillas di mais che la avvolgono. Dai peperoni si ricava inoltre una spezia usata in moltissime preparazioni, sia dolce al naturale sia resa più piccante, cioè la paprika.


Proprietà salutari
La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti: in effetti il peperone è la bacca che contiene, rispetto al peso, più vitamina C. Ma è molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, principalmente potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio.
La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo; le poche calorie ne fanno un cibo consigliato in caso di diete ipocaloriche. A differenza del peperoncino, ricco di capsaicina, il peperone contiene soprattutto una sostanza chiamata diidro capsiato. Notoriamente, il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia, cioè della pellicola che riveste il frutto. 





fonte : www.benessere.com

mercoledì 18 maggio 2016

Come si prolunga la qualità dei prodotti alimentari?

Come si prolunga la qualità dei prodotti alimentari?



Prolungare la qualità percepita di un alimento, rallentando le reazioni di degradazione che naturalmente avvengono durante la "vita di scaffale" è il principale scopo del confezionamento in atmosfera protettiva: una tecnica di conservazione alimentare complessa, che implica l'elaborazione di informazioni diverse e che consiste nel sostituire l'aria a contatto con l'alimento, con una miscela di gas diversi - principalmente anidride carbonica, ossigeno e azoto - per evitare la formazione di sapori e odori sgradevoli nel prodotto confezionato. 
La composizione della miscela di gas aggiunti può variare in base  alle caratteristiche chimico fisiche dell'alimento e dalla microflora presente e, non meno importante, dalla permeabilità che contraddistingue il materiale di cui è composto l'imballaggio, solitamente un polimero plastico in grado di rendere minimo lo scambio di gas con l'ambiente esterno. L'anidride carbonica infatti inibisce i processi di respirazione (nei vegetali), rallentando la maturazione e i danni provocati dal freddo, soprattutto alle basse temperature; l'ossigeno viene spesso rimosso perché è la principale causa di degradazione, ma nelle carni viene invece utilizzato in minima parte perché conserva il caratteristico colore rosso, agendo sulla mioglobina; l'azoto invece tende a rallentare l'azione di molti enzimi degradativi delle principali componenti dell'alimento (proteine, grassi e carboidrati).




Comunemente si confezionano in atmosfera protettiva formaggi, ortaggi e pasta fresca, prodotti da forno, pesce, carni e loro derivati, ognuno con una diversa miscela gassosa.
Indicativamente: nei formaggi vengono per lo più usati CO2 e N2 per preservare il gusto e l'odore; per i prodotti da forno le miscele sono a base di CO2 (fra il 20 e il 50%) e N2 (fra 80-50%); nelle carni, per rallentare il deperimento e l'imbrunimento, si prediligono miscele di CO2 (20-40%) e O2(60-80%); nella pasta fresca infine, basse concentrazioni di O2 sono indicate per bloccare lo sviluppo di possibili microrganismi contaminanti e la proliferazione di muffe. 
Per informazione e tutela del consumatore, la legislazione europea prevede obbligatoriamente, per gli alimenti confezionati con gas d'imballaggio, la dicitura "confezionato in atmosfera protettiva"; i gas inoltre devono essere caratterizzati da un'elevata purezza e avere le stesse garanzie igieniche e di rintracciabilità di qualsiasi sostanza che venga usata per la preparazione di un alimento.

mercoledì 11 maggio 2016

Tu cosa mangi, calorie o molecole?...

Tu cosa mangi, calorie o molecole?

alimenti e dna

Quanti di voi sanno cosa stanno mangiando?

Ciò che mangiamo è fatto di sole calorie?
Quali sono gli alimenti che ci fanno bene e di cosa sono composti?
Per rispondere a queste domande è giusto partire dal corpo umano.
Il corpo umano possiamo definirlo come un sistema complesso ed aperto, ovvero un sistema costituito da diversi organi che permette l’ingresso di molecole come quelle contenute nel cibo, nei liquidi, nell’aria, negli inquinanti atmosferici presenti nell’ aria che respiriamo e permette l’uscita degli stessi, sia in quanto tali che sotto forma di metaboliti di scarto, energia, etc.
Il cibo è un potente modificatore ormonale, in grado di interagire con gli organi e i tessuti del nostro corpo.
Ecco perché bisogna conoscere il proprio organismo se si vuole stare bene.
Ci si sofferma molto sul contenuto calorico degli alimenti, ma di rado sul contenuto molecolare di questi, ovvero difficilmente ci si domanda: che cosa sto realmente mangiando?
Ad esempio una porzione di pasta, una porzione di formaggio o di un altro alimento possono produrre le stesse calorie, ma contengono molecole diverse; Agiranno allo stesso modo?
La pasta  contiene in prevalenza carboidrati, il formaggio contiene maggiormente proteine e lipidi e non contiene carboidrati, quindi anche il profilo ormonale che stimolerò  sarà diverso se assumo grassi piuttosto che  carboidrati.
Ecco che considerare l’obesità o il sovrappeso come il semplice  risultato di un eccesso “calorico” è riduttivo.
Il controllo del solo introito energetico giornaliero non è sufficiente a dimagrire o stare in forma!
Ricordiamo che dimagrire significa perdere solo massa grassa, un dato che, la sola bilancia alla quale molti fanno riferimento, non ci fornisce.
Le cellule adipose sono sensibili a delle molecole alimentari, le quali sono in grado di attivare i processi  di eliminazione dei trigliceridi, queste molecole vengono definite “modulatori epigenetici”.
I modulatori epigenetici li ritroviamo in maggior parte nei vegetali e nei legumi.
Non a caso le linee guida del World Cancer Research Fund,  raccomandano di assumere cinque porzioni di frutta e verdura al giorno.
La prima cosa che si elimina dalla tavola quando non si ha tempo o anche per pigrizia è la verdura e la frutta;
Le fibre regolano anche i livelli ormonali soprattutto dopo un pasto, magari ricco in zuccheri ed ecco che la sua carenza diviene così una causa dell’obesità!
Precisiamo che questi alimenti, oltre a contenere fibre sono ricche in vitamine, minerali e fitonutrienti che fungono da potenti antiossidanti.
Gli antiossidanti sono sostanze fitochimiche che agiscono a livello dei radicali liberi, molecole  dannose per il nostro organismo, in grado di agire a livello del DNA, causando diverse patologie.
Tra le verdure più ricche in antiossidanti ricordiamo quelle appartenenti alla famiglia delle crucifere (cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, etc.) ottime come antitumorali, naturalmente ricche in Indoli che agiscono a livello ormonale regolandolo e bilanciandolo.
Non dimentichiamo poi tutte le verdure “colorate” ricche in carotenoidi,  che contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario, e non solo.
Una famiglia che viene spesso trascurata nell’ alimentazione attuale è quella dell’allium, nella quale si annoverano,  aglio, porro, cipolla, potenti antibatterici e stimolatori del sistema immunitario, che agiscono inoltre nel ridurre gli stati infiammatori.
Ecco che migliorando la propria alimentazione, prestando attenzione al tipo di alimento e non solo al contenuto calorico di questo, assumendo sempre verdura e frutta fresca e di stagione, possiamo rafforzare la capacità di guarigione del nostro organismo, rafforzare il nostro sistema immunitario, sentirci forti, energici ed attivi; ridurre gli stati infiammatori, caratteristici tra l’altro anche dell’obesità.
Come disse Ippocrate da kos  nel 460 a.c. “Lascia che il cibo sia la tua medicina, e la tua medicina sia il tuo cibo”.


mercoledì 11 novembre 2015

Il colore degli alimenti...

Il colore degli alimenti

MANGIAMO COLORATO
Una caratteristica fondamentale di un corretto programma nutrizionale è la presenza di piatti multicolore. C’è molta differenza nel trovarsi davanti ad un piatto mono o bicolore (bistecca e insalata verde) ad una portata variopinta, l’umore cambia, si mangia più volentieri e l’alimentazione corretta non è più vista come una privazione, ma come la scoperta di nuovi e appetitosi piatti.
Può sembrare strano, eppure è così, come si suol dire: anche l’occhio vuole la sua parte; ma questo è soltanto uno dei tanti aspetti che si nascondono dietro il colore degli alimenti.
Il colore è vibrazione, assumerne nell’alimentazione una combinazione dei cinque colori è assolutamente terapeutico, stimolante e salutare.
Attenzione, il colore dei cibi è dato da specifiche sostanze dette phytochymichals che hanno particolari funzioni nel nostro organismo.

COLORE GIALLO- ARANCIO

A dare il colore antitristezza per eccellenza sono luteina e zeaxantina, due sostanze antiossidanti che rinforzano la vista. Gli alimenti giallo-arancio (limoni, pompelmi, arance, peperoni, melone, ananas, prugna gialla, banana, oli vegetali, mais, zucca, albicocca e pesca) sono più ricchi di vitamina C che rafforza le difese del sistema immunitario e ha un effetto depurativo su tutto l’organismo. Contengono inoltre carotene che protegge le cellule dall’ invecchiamento. Secondo la cromoterapia, il giallo favorisce la concentrazione, la creatività e la digestione.
Consiglio: prendete l’abitudine di bere di mattino, a digiuno, un bicchiere d’acqua tiepida con una spremuta di limone.

COLORE ROSSO

È il colore della forza, antidepressivo, stimolante e usato contro molti disturbi dell’apparato respiratorio.
Pomodoro, fragola, prugna, ciliegia, peperone rosso, cocomero, mela rossa, arance rosse, anguria, barbabietola, ribes, peperoncino, ravanelli. La frutta e la verdura rossa sono ricche di Licopene e di antocianine che prevengono le malattie cardiovascolari, limitano lo sviluppo di tumori (è dimostrata l’azione specifica protettiva del Licopene sulla crescita del tumore alla prostata) stimolano le difese immunitarie ed i processi di guarigione della pelle, Il colore rosso stimola il metabolismo, riattiva tutte le funzioni dell'ultimo tratto dell'intestino facilitando l'eliminazione delle scorie e porta una ventata di energia alle ghiandole surrenali e al sistema nervoso autonomo.
Risultato: nell'organismo entra in circolo una maggiore quantità di noradrenalina, sostanza che fa lavorare meglio e più in fretta le cellule adipose, e quindi ha un'azione dimagrante, il licopene e antocianine, facilitano inoltre il drenaggio dei liquidi e la circolazione vascolare. Per questo i cibi rossi accelerano il sistema linfatico, la seconda via d'uscita delle scorie, dopo l'intestino. Si ha bisogno di questi alimenti quando ci si sente abbattuti o si hanno carenze di ferro, poiché l'ossido di ferro è notoriamente rosso. Gli alimenti rossi sono anche depurativi e, grazie al loro alto contenuto di potassio, rinnovano le energie vitali.
Consiglio: è meglio non abusare dei pomodori, alimenti acidi, ma alternarli ad altri ortaggi rossi, soprattutto nelle insalate estive. La classica caprese è un abbinamento di alimenti acidi: non è l’ideale per il buon equilibrio intestinale!!!!

COLORE VERDE

Il colore verde degli ortaggi è dato dalla clorofilla, è ricca di magnesio, che aiuta a regolare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Il verde è il colore dell’equilibrio energetico, calmante disintossicante e persino antinfluenzale
Tutte le verdure e gli ortaggi di colore verde e legumi come piselli, fave, kiwi, spinaci, broccoli, asparagi, cetrioli, basilico, carciofi, prezzemolo, insalata verde, zucchine, sono ricchi di clorofilla, magnesio, selenio, carotenoidi, luteina, polifenoli e vitamina C che favoriscono il buon funzionamento del sistema vascolare e la conduzione degli impulsi nervosi. Il magnesio poi è fondamentale in numerosi processi enzimatici che intervengono nell’assorbimento del calcio del fosforo, del sodio e del potassio, minerali preziosi per irrobustire le ossa, i vasi sanguigni, la vista e i denti. Polifenoli e Vit C hanno un’azione antitumorale sulla crescita cellulare anomala, eccellenti depurativi del sangue, favoriscono il drenaggio linfatico e irrobustiscono il sistema cardiocircolatorio.

COLORE BLU – VIOLA

I cibi blu- viola, melanzane, broccoli, cavoletti, frutti di bosco, uva nera, radicchio, fichi, prugne, contengono le antocianine che contribuiscono a migliorare e proteggere la vista, la struttura dei piccoli vasi sanguigni i capillari e prevengono il deposito di colesterolo sui vasi, l’aterosclerosi e migliorano la funzionalità renale
Tra i prodotti del gruppo blu-viola, il ribes e il radicchio sono ottimi antiossidanti perché ricchi di vitamina C e protagonisti nella formazione della carnitina e del collagene. Il radicchio inoltre, come fichi, ribes, more e prugne, contiene il potassio che protegge il tessuto osseo e diminuisce il rischio di patologie cardiovascolari e l’ipertensione. Di magnesio sono ricche le melanzane povere invece di calorie.
I frutti di bosco, invece, curano la fragilità dei capillari e prevengono le infezioni del tratto urinario, sono amici di un intestino sano con la loro fibra solubile che regola l’assorbimento degli altri nutrienti e alimenta la flora microbica intestinale.
Ancora: nel blu-viola ci sono alimenti ricchi di fibra e di carotenoidi, attivi contro tumori, patologie cardiovascolari incluso l’ictus, cataratta, invecchiamento cellulare, patologie neurodegenerative e invecchiamento cutaneo.
Curiosità: il vino rosso deve il suo colore allo antocianidine. Durante l’invecchiamento, le antocianidine reagiscono con le molecole, incolori, ma amare, d’altri flavonoidi che costituiscono un tipo di tannino. La reazione rimuove i tannini e migliora il gusto del vino. Nei vini molto invecchiati, la stessa reazione porta invece alla rimozione delle antocianine rosse e lascia visibile il colore marrone dei tannini.
Consiglio: due dita di buon vino rosso di sera aiutano a star meglio (in assenza di patologie!)

COLORE BIANCO
Mela, sedano, pere, finocchi, porri, cipolle, funghi, cavolfiore sono dominati dal bianco dato dalla quercetina, sono ricchi di potassio, vitamina C, polifenoli, composti solforati e flavonoidi. Sono ricchi di fibre e sali minerali, permettono di rinforzare il sistema scheletrico le ossa e l’apparato cardiocircolatorio rendendo più fluido il sangue.
I porri, le cipolle e l’aglio contengono un particolare composto detto allucina potentissimo antiossidante. Tutti contribuiscono a ridurre naturalmente i livelli di colesterolo nel sangue
Questi alimenti svolgono una benefica azione sul sistema nervoso, sul cervello e sulle facoltà intellettive superiori. Alcuni alimenti in cui è presente questa vibrazione sono elencati per l'energia blu. I cibi che vanno dal viola all'indaco sono particolarmente ricchi di magnesio e di altri elementi fondamentali per le funzioni cerebrali.

lunedì 9 novembre 2015

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE ALIMENTARI...

Etichette alimentari


IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE ALIMENTARI

Avere la lista della spesa non sempre è sufficiente ad evitare l’acquisto di prodotti in più, magari superflui, ma che sembrano richiamare la nostra attenzione tra gli scaffali del supermercato.
Sicuramente con la vita frenetica dei nostri giorni è utile avere una dispensa ben fornita, ma siamo sicuri di acquistare sempre i prodotti migliori prestando attenzione alla loro composizione?
Semplicemente, siamo in grado di leggere un’etichetta alimentare?
Purtroppo molte volte la risposta è …No!
Leggere l’etichetta è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per conoscere le caratteristiche di un prodotto; il suo scopo è quello di informare e tutelare l’acquirente in modo corretto e più possibile trasparente.
In realtà alcune informazioni sono obbligatorie e regolamentate per legge, mentre altre sono facoltative o complementari.
Dal 1982 per legge l’etichetta deve riportare l’elenco degli ingredienti con nome specifico leggibile. Il governo ha poi emanato il D lgs 27/01/92 n. 109 che è il testo vigente secondo il quale devono essere riportate le seguenti indicazioni:

GLI INGREDIENTI
L‘ordine con cui appaiono gli ingredienti nell’etichetta non è casuale, ma è regolato per legge. In particolare gli ingredienti devono comparire in ordine decrescente di quantità, in altre parole il primo ingrediente è più abbondante del secondo che a sua volta è più abbondante del terzo e così via.
Controllando l’ordine degli ingredienti tra due prodotti simili possiamo quindi farci un’idea di quale dei due è qualitativamente migliore.
Tra gli ingredienti non dobbiamo dimenticare gli “ADDITIVI” che di solito compaiono alla fine dell’elenco. Evitarli è quasi impossibile, essi sono presenti nella maggior parte degli alimenti che si acquistano al supermercato e sono utilizzati sia per conservare i prodotti sia per renderli più invitanti.
La legge stabilisce come e quando, ma soprattutto quali additivi possono essere usati.
Gli additivi sono sostanze che sono utilizzate dall'industria alimentare per migliorare alcune caratteristiche del prodotto come:

tempo di conservazione (conservanti)
aspetto e colore (coloranti, emulsionanti, ecc.)
sapore (esaltatori di sapidità, correttori di acidità, ecc.)

Gli additivi non hanno alcun valore nutrizionale e non sono sempre così innocui.
Il loro impiego è regolamentato a livello nazionale e comunitario e sulle etichette sono spesso indicati con la lettera E seguita da un numero. La lettera E indica che l’additivo in questione è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea, mentre il numero che segue ne definisce la categoria d’appartenenza.
Coloranti (da E100 ad E199)

Conservanti (da E200 ad E299)
la loro funzione e quella di rallentare il processo di deterioramento del cibo causato da muffe, batteri e lieviti.

Antiossidanti (E300 ad E322) evitano il processo d’ossidazione dell’alimento.

Correttori di acidità (da E325 ad E385) danno all’alimento un gusto acidulo

Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 ad E495).
Aromatizzanti, conferiscono agli alimenti specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come “aromi”. Possono essere naturali o artificiali. Alla prima categoria appartengono aceto, limone, zucchero e derivati, alcool, olio e sale.

ATTENZIONE!!! Il produttore può affiancare agli additivi registrati con la sigla europea altri additivi scritti con il nome per esteso. In questo caso il consumatore è tratto in inganno poiché portato a pensare che gli additivi impiegati siano solo quelli contrassegnati con la sigla E….
I dubbi sulla dannosità di alcuni additivi sono ancora molti. Nonostante la legge fissi i livelli massimi consentiti, questi fanno riferimento ad un consumo moderato di alimenti, cioè non considerano la somma di tutti i cibi consumati in un pasto o in un giorno.
Infatti, è difficile valutare l’interazione tra diverse tipologie di additivi e valutare gli effetti da accumulo nell’organismo di piccole quantità di additivi differenti, inoltre non vi è alcuna prova sui loro effetti a lungo termine.
Di molti additivi non è stata provata alcuna conseguenza sulla salute, ma non si ha nemmeno la certezza che con il tempo non siano nocivi. Ancora non è chiaro se queste sostanze possano sviluppare reazioni allergiche, ma di sicuro contribuiscono all’insorgenza delle intolleranze alimentari.
E’ davvero molto difficile esprimere un giudizio unitario, non è possibile affermare che gli additivi alimentari sono innocui, ma nemmeno condannarli ingiustamente.
Vediamo alcuni esempi di additivi alimentari:

Nitrati (E249, E250) Nitriti ( E251, E252)
Sono conservanti utilizzati nei salumi, insaccati e carni lavorate, impediscono lo sviluppo del batterio Clostridium botulinum, il batterio che produce una tossina mortale, il botulino. Inoltre mantengono vivace il colore della carne e ne migliorano il sapore.
I nitrati in piccole dosi non sono pericolosi, mentre i nitriti legandosi alle ammine presenti in altri cibi formano le nitrosammine, considerate potenzialmente cancerogene.

Polifosfati (E450)
Si trovano principalmente negli insaccati cotti, il prosciutto cotto, la spalla cotta e nei formaggi fusi, per renderli più morbidi e succosi.
Possono dare problemi digestivi e poiché forniscono all’organismo dosi massicce di fosforo, per poter essere eliminato, questo minerale è legato agli atomi di calcio e poi eliminato insieme. In pratica, un eccesso di fosforo si traduce in una perdita di calcio, a danno di ossa e denti.
Sarebbe bene evitarli, soprattutto nell’alimentazione dei bambini; proprio per questi aspetti le nuove norme sul prosciutto cotto vietano l’uso di questi additivi nei prosciutti cotti di alta qualità.

Solfiti (da E220 ad E227)
Evita la fermentazione della frutta secca evitandone l’imbrunimento naturale.
Questi additivi sono irritanti per il tubo digerente e distruggono la vit. B1 fondamentale per il sistema nervoso.
Inoltre, possono dare reazioni allergiche e sono sospettati di essere legati all’iperattivismo infantile.

Glutammato (E620, E621)
Rafforza il gusto degli alimenti, lo troviamo in quasi tutti i piatti pronti, nel dado, nelle salse, nelle patatine e snacks, ecc.
Oggi si ritiene che possa causare mal di testa e problemi a livello del sistema nervoso, ma solo nelle persone predisposte.

Acido alginico e arginati (da E400 ad E405) carragenine (E406, E407).
Sono addensanti  presenti soprattutto nelle salse e conferiscono loro la cremosità.
Possono provocare reazioni allergiche e, se ingerite in grandi quantità, alterano il metabolismo.

Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471).
Li ritroviamo molto spesso nelle merendine e  nei biscotti. Hanno la funzione di emulsionare, addensare e conservare. L’organismo li utilizza come grassi.

Lecitina di soia (E322), Butilidrossianisolo (E320), Acido L-ascorbico (E300-E304).
Li ritroviamo nei prodotti da forno, cereali, biscotti e merendine. Sono antiossidanti, impediscono che i grassi si ossidino, irracidendosi.
La lecitina di soia non è considerata tossica, ma favorisce la metabolizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia. In dosi elevate può influire sull’assorbimento intestinale.
Per quanto riguarda l’E320, secondo alcuni, potrebbe distruggere la vitamina D, aumentare i livelli di colesterolo e causare allergia.
L’acido L-ascorbico altro non è che la vit. C, è innocuo anche se in forti dosi può avere un effetto lassativo.

Sorbitolo (E420), Mannitolo (E421)
Sono dolcificanti che possono causare problemi allo stomaco.

Coloranti gialli (da E101 ad E110)
E102 ed E110 sono controindicati per chi è allergico all’acido acetilsalicilico e per gli asmatici.
Questi sono soltanto alcuni degli additivi presenti nei prodotti commerciali, per approfondire l’argomento si rimanda a https://it.wikipedia.org/wiki/Additivo_alimentare dia.

Per la legge italiana ci sono prodotti che non possono contenere additivi:
acqua minerale;
burro;
caffè;
latte;
miele,
olio di oliva;
pasta secca;
the in foglie;
yogurt bianco;
legumi e verdura fresca.

QUANTITATIVO
Molte volte appare il termine “peso sgocciolato”, ciò indica che il prodotto è immerso in un liquido, quindi deve esserne indicata la quantità “peso sgocciolato” oltre al peso netto.
Attenzione a non farsi trarre in inganno dal prezzo, comparare sempre il peso dei due prodotti.

TERMINE DI SCADENZA
Occorre avere un occhio di riguardo per quanto riguarda la data di scadenza, perché è un elemento fondamentale.
Vediamo alcuni esempi:
“da consumarsi preferibilmente entro….” = fino a quella data il prodotto garantisce le sue proprietà, ma può essere consumato anche per un breve periodo successivo alla data indicata (pasta e riso).
“da consumarsi entro…” = va consumato assolutamente entro quella data e non oltre (yogurt, latte, formaggi freschi).
La data può essere indicata:
gg/mese = per i prodotti che si conservano per meno di tre mesi (latte,formaggi freschi, yogurt)
mese/anno = per i prodotti che si conservano più di tre mesi ma meno di 18 mesi (pasta all’uovo, biscotti, merendine, salse).
Anno = per prodotti che si conservano per almeno 18 mesi (scatolame).
Molto spesso il consumatore è portato molte volte a scegliere un prodotto anziché un altro per il periodo di conservazione più lungo. In realtà (ma non sempre) un periodo di conservazione minore indica un minor utilizzo di conservanti o la presenza d’ingredienti più pregiati.

AZIENDA PRODUTTRICE
Ultimamente sì da molta importanza alla provenienza dell’alimento per garantirne la sicurezza,
ad esempio nel settore ortofrutticolo dal 15/02/2003 è entrata in vigore un decreto legislativo (dlgs/306/02) che dispone l’applicazione di una carta di identità da applicare alla frutta e alla verdura, in cui sono indicati: natura del prodotto, sua origine, varietà, categoria.
Purtroppo sono ancora tanti i commercianti a non applicare la legge.

CODICE A BARRE
Il codice a barre, composto di un insieme di barre e numeri, permette di risalire alla provenienza nazionale. Ad esempio: 80 Italia, 30 Francia, 400 Germania, 57 Danimarca, 45/49 Giappone….

MATERIALE DELLA CONFEZIONE
Sulle confezioni troviamo infine indicazioni sul materiale utilizzato per le confezioni:
CA = cartone; AL = alluminio, PVC = polivinilcloruro, ACC = banda stagnata.
Tutte queste indicazioni sono utili per il corretto differenziamento e smaltimento dei rifiuti.

CONSIGLI PER UN CORRETTO ACQUISTO
Etichette ricche di indicazioni alimentari sono sinonimo di qualità.
Più indicazioni troviamo sull’etichetta, tanto migliore sarà il giudizio alimentare sul quel prodotto. La qualità dell’alimento è esaltata dalle sue proprietà nutrizionali e pubblicizzando la natura e l’origine dei suoi ingredienti. Il produttore è obbligato, per legge, a rispettare la veridicità delle informazioni riportate sull’etichetta. La descrizione del metodo di produzione, certificazione di qualità, ricette e numero verde d’assistenza clienti contribuiscono ad elevare ulteriormente la qualità del prodotto.
Non fare troppo affidamento all’immagine riportata sulla confezione.
Sotto l’immagine rappresentativa del prodotto ritroviamo, anche se in caratteri minuscoli, la dicitura “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”, quindi non facciamoci ingannare dall’illustrazione perché essa non è legata necessariamente al reale aspetto del prodotto. Non dimentichiamoci di verificare l’integrità della confezione.
Attenzione agli slogan “ Senza……” 
“Senza zucchero”, se nell’etichetta troviamo riportato le seguenti diciture “ sciroppo di glucosio”, “sciroppo di fruttosio”, “maltosio, “amido di mais”, “sciroppo di vegetali” vuol dire che l’alimento contiene indirettamente dello zucchero; queste sostanze hanno, infatti, un indice glicemico simile al saccarosio. Preferire prodotti dolcificati con succo di uva o succo di mela o fruttosio puro.
“Senza grassi”, se nell’etichetta troviamo la dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi” essi sono metabolizzati dall’organismo come grassi. Preferire gli alimenti contenenti grassi mono- polinsaturi.
“Senza calorie” o “Dietetico”, molte volte in questi prodotti troviamo come dolcificante l’aspartame. Il mio consiglio è quello di evitare questi prodotti perché l’aspartame, è stato scientificamente provato, è un composto potenzialmente cancerogeno.
Occhio al prezzo!!!
Molte volte capita di scegliere il prodotto in base al prezzo, pensando di risparmiare, ma in realtà se confrontiamo i due prodotti ci possiamo rendere conto che non sempre è così. Impariamo a confrontare il peso, sia intero che sgocciolato: mole volte quello che costa di meno e perché contiene meno prodotto. Impariamo a verificare la qualità: spesso l’uso massiccio di additivi sottolinea la scarsa qualità dell’alimento, perché queste sostanze molte volte vengono usate per mascherare l’assenza di alcuni ingredienti troppo costosi o per compensare la scarsa qualità delle materie prime. • I prodotti freschi. E’ una buona regola acquistare prodotti confezionati il meno possibile. Impariamo a servirci dei prodotti di stagione, sia freschi che surgelati, evitando i cibi precotti e confezionati nei quali l’uso di additivi è spesso importante. Riscopriamo la cucina tradizionale, utilizzando ingredienti naturali di prima qualità, cucinati in modo semplice e leggero. Quando si fa la spesa utilizzare anche il cervello e non solo gli occhi, facciamoci guidare dal buon senso, molte volte è meglio acquistare di meno ma prodotti di qualità che riempire la dispensa di prodotti scadenti, che danneggiano la salute. Sicuramente in questo modo risparmieremo sulle spese per la salute.

lunedì 12 ottobre 2015

Dieta e Febbre...

Dieta e Febbre

farfalla e anima: mattia ha la febbre...




Febbre ed iperpiressia

La febbre e l'ipertermia rappresentano due meccanismi patologici differenti, ma che generano entrambi piressia, una condizione NON fisiologica caratterizzata "dall'innalzamento anomalo della temperatura corporea".Sia la febbre che l'ipertermia provocano il surriscaldamento corporeo, ma attraverso due meccanismi patogenetici totalmente diversi:
  1. La febbre è scatenata dal danno chimico ad opera delle citochine (mediatori chimici) sul "termostato" di regolazione centrale ipotalamico, che a sua volta genera un riscaldamento eccessivo
  2. L'ipertermia è generata dallo squilibrio tra termogenesi (produzione di calore corporeo) o riscaldamento esterno (come l'irradiazione solare) ed il sistema di termodispersione (vasodilatazione cutanea, sudorazione ecc.) al quale consegue un progressivo accumulo di calore.Dieta nella febbre
La febbre è una processo ATTIVO che ricerca volutamente l'incremento della temperatura corporea; tale condizione è metabolicamente fondamentale per accelerare i processi enzimatici di tutto l'organismo, al fine di ottimizzare la reazione immunitaria e velocizzare la guarigione. Per questo motivo è indispensabile ridurre la febbre solo nel caso in cui superi il limite di sopportazione del soggetto.
Dal punto di vista metabolico, la febbre incrementa significativamente il dispendio energetico misurabile attraverso il consumo dell'ossigeno basale; le stime effettuate sulla popolazione generale indicano che per ogni grado centigrado (°C) al di sopra dei 37, l'organismo necessita del 13% in più di ossigeno per ottemperare al fabbisogno di tutti i processi fisiologici e para-fisiologici. Questo significa che, a parità di energia introdotta con la dieta, la febbre (incrementando i processi ossidativi energetici) può favorire la riduzione dei substrati energetici di riserva (adipe e glicogeno), diminuendo di conseguenza anche il peso corporeo; detto ciò, potrebbe sembrare ovvio che in presenza di febbre sia indispensabile modificare la dieta incrementando l'apporto energetico fino a coprire il fabbisogno minimo al mantenimento del peso corporeo; ad esempio:
Ipotizzando che il soggetto “X” possieda normalmente un dispendio energetico di 2000kcal, in caso di febbre a 39°C (di 2°C oltre la soglia dei 37°C) necessiterebbe di un surplus calorico del 26% (13% moltiplicato per i 2°C), ovvero 520kcal. A conti fatti, il soggetto “X” dovrebbe correggere la propria dieta aumentando l'intake calorico nel seguente modo:
  • 2000kcal + 520kcal = 2520kcal
NB. E' consigliabile mantenere un apporto proteico normale ed incrementare proporzionalmente sia i lipidi che i glucidi.
Nel caso in cui il soggetto “X” mantenga un apporto energetico di 2000kcal e la febbre a 39°C sia costante per 14 giorni, la somma algebrica tra le calorie introdotte con la dieta e le calorie bruciate in presenza di febbre sarebbe NEGATIVO dando origine ad un calo ponderale:
  • [(2000*14)-(2520*14)]=(28000-35280)= -7280kcal
Inoltre, sapendo che FISIOLOGICAMENTE per eliminare 1 kg di adipe è necessario bruciare circa 7000kcal, è possibile affermare che il soggetto ”x”, durante 14 giorni di febbre a 39°C nei quali NON ha seguito una dieta adeguata, potrebbe subire un calo ponderale di circa 1kg.
Ovviamente, quest'esempio NON tiene in considerazione la presenza di moltissime variabili (AD ESEMPIO LA RIDUZIONE DEL LIVELLO DI ATTIVITA' FISICA) che contribuiscono a determinare il bilancio energetico definitivo, pertanto deve essere considerato come una SEMPLIFICAZIONE assoluta.
NB. Qualora il lettore venga sedotto dalla possibilità di facilitare il dimagrimento NON curando la febbre o l'agente eziologico che la genera, ricordiamo che l'aumento del dispendio associato all'allettamento o all'immobilizzazione del paziente determina un calo ponderale NON selettivo che incide negativamente sia sul trofismo della massa muscolare che sulla consistenza della riserve di glicogeno epatico e muscolare.

Per avere un'immagine più realistica dell'impatto metabolico della febbre sull'organismo, è opportuno tenere in considerazione anche i seguenti punti chiave:
  1. Disidratazione: la febbre genera un incremento della temperatura corporea che spesso necessita maggiore termodispersione, quindi porta ad un aumento della sudorazione; pertanto, se la dieta non contiene un apporto idrico sufficiente, la riduzione del peso corporeo potrebbe indicare più disidratazione generale che depauperamento delle riserve energetiche. Se ne deduce che la dieta per la febbre DEVE innanzitutto garantire il fabbisogno idrico basale, compensare la sudorazione e facilitare il drenaggio renale di eventuali cataboliti farmacologici
  2. L'incremento del dispendio enegetico di base è compensato dall'INATTIVITA' fisica del soggetto: è opportuno considerare che (di solito) la febbre NON consente lo svolgimento delle comuni attività lavorative, ricreative e sportive; considerando che il dispendio energetico di un soggetto fermo a letto è quasi sovrapponibile al suo metabolismo basale (MB,) mentre il Livello di Attività Fisica (LAF) oscilla tra il +33% ed il 110% in più dello stesso metabolismo basale, è possibile affermare che normalmente la dieta per la febbre di UN SOGGETTO ALLETTATO O INFERMO dovrebbe apportare un quantitativo energetico INFERIORE a quello normalmente introdotto con l'alimentazione NONOSTANTE la febbre generi un incremento basale del 13% ogni 1°C. Ad esempio, per il soggetto “Y” che ha un metabolismo basale di 1300kcal e un Livello di Attività Fisica che aumenta il dispendio energetico del 55%, PER UN TOTALE DI 2015KCAL, rimanere a letto con 2°C di febbre (+26% delle calorie) significherebbe avere un dispendio totale di 1638kcal… BEN 377kcal in meno rispetto alla normalità!
  3. Vomito e malassorbimento legato alla condizione morbosa: nel caso in cui l'agente eziologico sia un patogeno (virusbatteri, protozoi o altri parassiti), oppure un'intossicazione da alcol etilico o da altri nervini, e la febbre sia accompagnata da vomito e diarrea, la dieta deve subire modificazioni drastiche. Innanzitutto ricordiamo che il vomito e la diarrea provocano una disidratazione accelerata, pertanto, la riduzione del peso corporeo si correla soprattutto al deficit volemico (di volume) del plasma sanguigno; in secondo luogo, l'incapacità di trattenere il cibo nello stomaco o la diminuzione dell'assorbimento intestinale riducono (a volte in maniera grave) la quota di energia ed elementi essenziali introdotti con la dieta. Quindi, oltre ad uno stato di malnutrizione generale transitoria, avviene una degradazione dei substrati energetici di riserva nonché di tessuto muscolare (favorito dall'immobilità del malato) riscontrabili nel calo ponderale indiscriminato (sia massa magra che massa grassa). In tal caso, la dieta per la febbre dovrebbe favorire il passaggio gastrico senza indurre vomito e predisporre una corretta digestione ed assorbimento; a tal proposito, è molto utile fare uso di cibi moderatamente proteici a maggior contenuto di carboidrati ed oli vegetali (semolino arricchito da leguminose passate e condito con olio extravergine d'oliva e poco formaggio grattugiato), facilmente digeribili (cotture semplici e non prolungate), favorire i cibi semi-liquidi (NON totalmente liquidi, perché il tubo digerente può reagire al senso di pienezza con l'impulso del vomito), con porzioni moderate e piuttosto frequenti; inoltre, sarebbe meglio EVITARE alimenti che contengono principi nutritivi difficilmente tollerabili come il lattosio.
  4. Anoressia transitoria: dal punto di vista comportamentale, i malati affetti da febbre non avvertono il bisogno (o lo stimolo fisiologico) di alimentarsi e di bere. Se la dieta della febbre non viene stilata e seguita con attenzione, oltre al rischio di malnutrizione, riducendo l'apporto idrico vengono peggiorati sia il potenziale di termodispersione che la capacità di filtrazione renale; in merito a quest'ultima, al contrario, dovrebbe essere incentivata facilitando così l'eliminazione dei cataboliti endogeni e farmacologici.
La dieta nella febbre deve tenere in considerazione tutti questi fattori al fine di ottimizzare il processo di guarigione e scongiurare qualsiasi effetto secondario legato alla malnutrizione; si consiglia di porre particolare attenzione all'apporto idrico, salino e vitaminico ma di non trascurare (se possibile) anche l'introito di alimenti contenenti le altre molecole essenziali (acidi grassi omega 3 ed amminoacidi derivanti da proteine ad alto valore biologico).

fonte :www.my-personaltrainer.it

sabato 3 ottobre 2015

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche




Portata: primo
Porzioni4 persone
Minuti di Preparazione40 minuti di preparazione
Minuti di Cottura30 minuti di cottura
DifficoltàMedia
Kilocalorie550 Kilocalorie
Impatto glicemico
Ricetta vegetariana


INGREDIENTI PER 4 PERSONE
- 700 g di patate a pasta bianca
- 250 g di fave sgranate
- 4 carote
- 200 g di farina
- 150 g di taleggio
- 1 cucchiaino di rosmarino tritato
- 150 ml di latte
- olio di oliva extra vergine
- sale
PREPARAZIONE
1 Lessate le patate intere e con la buccia per 20-25 minuti, fino a renderle tenere ma non sfatte
2 Scottate le fave per 5 minuti, scolatele con una schiumarola travasandole in acqua fredda; nella stessa acqua dei legumi lessate per una decina di minuti 2 carote a rondelle fino a quando diventano molto tenere
3 Scolate le carote e frullatele con il latte. In un pentolino riunite la crema di carote e il taleggio in pezzetti, poi a calore basso fate sciogliere il formaggio completamente. Se la salsa risultasse troppo densa allungatela con un po' d'acqua di cottura delle carote
4 Pelate le fave, conditele con il rosmarino, 3-4 cucchiai d'olio e saltatele in una padella per 5 minuti (conservatele al caldo). Di seguito pulite le altre due carote e grattugiatele. Pelate le patate lesse ancora calde e passatele allo schiacciapatate raccogliendo il puré su una spianatoia. Aggiungete le carote grattugiate, la farina e un pizzico di sale, quindi impastate rapidamente tutti gli ingredienti.
5 Riducete l'impasto di patate e carote in tanti cordoni alti circa un centimetro
6 Tagliate i cordoni in gnocchetti lunghi un centimetro abbondante, poi tuffateli in abbondante acqua salata e lessateli fino a quando ritornano a galla. Scolateli con una schiumarola, mescolateli delicatamente alle fave e adagiateli nei piatti già ricoperti con la crema al taleggio




fonte : www.cucina-naturale.it

martedì 15 settembre 2015

Alimenti sani e quelli da evitare...

Alimenti sani


Chi ha detto che gli alimenti sani e genuini da inserire nella dieta non possono essere anche buoni e gustosi? Esistono  diverse diete che possono portare alla perdita di peso con successo, se seguite in modo corretto in base a come esse sono state programmate, ma, questo non significa che ogni cibo che si inserisce in un programma di dieta sia un alimento ritenuto “sano”: sarà quindi necessario cambiare le abitudini alimentari per ottenere il massimo da un regime naturale improntato sul benessere dell’individuo.

Una cosa molto importante da fare è non preoccuparsi di seguire una dieta solo “perché va di moda”, bensì, invece, imparare quali alimenti sono quelli giusti per ciascuno di noi.

Quali sono gli alimenti sani da mangiare?


Più un alimento è vicino al suo stato naturale, meglio è per tutti. Frutta fresca e bacche commestibili di ogni tipo sono in grado di soddisfare ogni desiderio per i dolci. Gli ortaggi interi sono ricchi di vitamine e minerali, e sarà molto curioso “mangiare colorato, in verde, arancio e giallo”. La cottura a vapore permette di mantenere inalterato il valore nutrizionale di un alimento a cui non bisogna aggiungere salse che contengono un elevato contenuto di calorie e grassi poco salutari.
Qualsiasi tipo di pasta o prodotti da forno dovrebbero essere composti da cereali integrali. Bisogna evitare spuntini dolci e anche pasticcini. Una mela è un ottimo alimento, una torta di mele lo è molto meno.
Prediligere le carni magre e non dimenticare mai il pesce! Gli acidi grassi omega-3 del pesce dell’oceano sono spesso carenti nella dieta di tutti i giorni, e sarà quindi di vitale importanza mangiare pesce per due o tre volte alla settimana. Pesce al forno e pollo sono alimenti più sani di altri alimenti fritti e le carni magre come il bisonte o il cervo possono essere più sane di quelle come la carne grassa di manzo.
Pasti a base di carni elaborate, hot dogs, pancetta, salsicce, contengono moltissimi grassi saturi e nitrati. Se non si riesce proprio a fare a meno di questi alimenti, prediligere le versioni più sane, vendute nei negozi di alimenti naturali.
Ricordarsi sempre di mangiare un’ampia varietà di alimenti per ottenere tutte le vitamine e i minerali necessari per il benessere psico-fisico.
Acqua naturale, latte e succhi di frutta con il 100 % di polpa sono eccellenti sostituti alle bevande zuccherate. Limitare le bevande analcoliche. Se l’acqua da sola non  è molto gradita, è possibile aggiungere una fetta di limone o lime per conferire un tocco di sapore. Per i bambini, si può fare una miscela di succo di frutta e acqua lievemente gassata.

Gli alimenti non sani

  1. alimenti troppo elaborati e fritti
  2. bibite zuccherate
  3. carni elaborate insieme ad altri alimenti (es.: polpette)
  4. patatine fritte e patate arrosto
  5. pane bianco e pasta raffinata
  6. la maggior parte dei ravioli confezionati e similari
  7. cereali per la colazione elaborati con zuccheri, grassi e additivi aggiunti
  8. pollo congelato fritto, bastoncini di pesce e pop corn

Alimenti sani

  1. verdure verde e dai colori vivaci
  2. verdure a foglia verde scuro e lattuga
  3. Frutta fresca e bacche
  4. tacchino e pollo senza pelle
  5. frutta a guscio, frutta secca
  6. pane e pasta integrali
  7. oli da cucina, come olio di colza e olio di oliva
  8. carne di bisonte alimentato con erbe
  9. pesce d'oceano
  10. latte o bevande di soia a basso contenuto di grassi
  11. semi e legumi

Valutare lo stile di vita


Una volta che si è capito quali cibi sono adatti per ciascuno di noi, bisognerà modificare le proprie abitudini alimentari, cominciando da spunti di riflessione che possono farci capire il motivo per il quale scegliamo di assumere determinati alimenti.
Ecco alcune domande possibili:
  1. Mangi perché sei annoiato, triste o felice?
  2. Fai spuntini davanti alla tv senza nemmeno badare particolarmente a quello che mangi?
  3. Le maggior parte dei vostri pasti consumati a casa o nei ristoranti?
  4. Quante volte mangi ai fast food?
  5. Ti piace cucinare?
  6. Quanto spesso ti fermi in un negozio di alimentari?
  7. Salti la colazione o il pranzo, per poi mangiare troppo durante la giornata?
  8. Quanto sono grandi le porzioni che consumi?
  9. Senti il bisogno di dolci?
  10. Ci sono alimenti di cui non puoi fare a meno?

Alimenti sani per spuntini


Tenere a portata di mano spuntini sani come frutta e verdure croccanti (es.: sedano e carote. Se si sente assolutamente la necessità di mangiare del cioccolato, un pezzettino è consentito, purchè non si mangi dell’altro. Se non si vuole rinunciare a sgranocchiare mentre si guardano i programmi preferiti, prediligere gli alimenti a basso contenuto calorico, perché è molto facile mangiare troppo quando si è distratti dalla partita di calcio o dal film che si sta guardando. Prediligere verdure croccanti verdure crude al posto delle  patatine fritte.

Alimenti sani quando si mangia fuori


E 'difficile mantenere una buona salute se si mangia fuori tutti i giorni. Le insalatone non sono mai così attraenti come un cheeseburger bello unto e delle patatine fritte! I ristoranti spesso servono enormi porzioni di cibo, molto più del necessario. Se non si riesce a mantenere ferma la volontà di prediligere le verdure, si può cercare di arrivare ad un compromesso:  scegliere un antipasto che si ama, combinandolo  con un insalata o una tazza di zuppa, ed evitando gli antipasti più ricchi ed elaborati. È anche possibile condividere un pasto o portarne la metà a casa. Si può morire per il dessert? Ovviamente no. Basta ordinarne uno di piccole  dimensioni, o magari anche solo una pallina di gelato, piuttosto che una più grande ... Perché non provare un piatto dolce composto da di frutti di bosco conditi con noci e un pizzico di panna montata? Meglio anche essere cauti con i drink dopo cena e preferire un bicchiere di vino al pasto. Se si mangia spesso ai fast food, è meglio non abbondare con porzioni o dimensioni, e scegliere sempre luoghi che offrono gli ingredienti più freschi.

Mangiare alimenti sani a casa


Se odiate per cucinare, tutto ciò che avete che di fresco avete comprato può solo marcire nel vostro frigorifero. Una buona idea sarebbe quella di preparare delle porzioni maggiori e poi suddividerle in tante piccole, ponendole nel surgelatore e scongelandole al bisogno: si guadagnerà tempo e i cibi freschi non avranno il tempo di marcire, poiché già cucinati.  Al supermercato, purtroppo, fare la spesa può essere spesso molto noioso. Sarà quindi consigliabile decidere preventivamente il tempo necessario per fare la spesa, facendo una lista dei cibi da acquistare. Meglio non andare a fare shopping quando si ha fame, e, se si dovesse cedere e quindi entrare nel negozio, è preferibile stare lontani dalle corsie alimentari. Acquistare sempre prodotti freschi e scegliere carni magre e pesce, stare lontani da salumi, formaggi, pasti in scatola, ed evitare di fermarsi di fronte agli snack. Meglio ancora, prediligere negozi di prodotti biologici, per quanto possibile. Se non si ha la possibilità di scegliere, meglio optare per “il minore dei mali” ed acquistare frutta e verdura surgelate, in quanto possono mantenere più a lungo gran parte dei loro nutrienti e non presentano quasi mai aggiunta di sodio.

Non saltare i pasti


Se si salta la colazione, è possibile che si perda energia a metà mattina. Piuttosto che saltare la prima colazione completamente, si consiglia di dividerla in due parti: mangiare una piccola colazione molto presto, al mattino, come un uovo, una piccola porzione di farina d'avena, o una fetta di pane integrale. A metà mattina mangiare un piccolo spuntino, come uvetta e 10 – 12 mandorle. Questa colazione divisa è una soluzione molto migliore rispetto a quella di cercare un bar dove abbuffarsi di caffè e caramelle.

Domare la golosità


Dobbiamo imparare tutti a frenare il desiderio per i dolci con la frutta e a stare lontani da snack dolci e pasticcini. Questi alimenti contengono moltissime di calorie e vi possono essere aggiunti dei grassi malsani. Se la frutta non sembra essere abbastanza dolce, si può aggiungere una piccola spolverata di zucchero. Evitare bibite zuccherate e prediligere tisane o acqua ghiacciata con e una fetta di limone o lime.