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lunedì 25 aprile 2016

Il metabolismo e il perdere peso: realtà e miti...



Il metabolismo e il perdere peso: realtà e miti



Parliamo di metabolismo e sfatiamo alcune leggende…

Il corpo brucia più calorie per digerire delle bevande fredde col ghiaccio che per digerire gli alimenti

Vero
Ma prima di farsi venire un mal di testa col ghiaccio, c’è di più. “La piccola differenza di calorie probabilmente non intaccherà in maniera significativa la vostra dieta”, spiega Madelyn Fernstrom, Ph.D., CNS, fondatore e direttore del UPMC Weight Management Center di Pittsburgh. L’aspetto positivo è che diversi studi hanno suggerito che 5 o 6 bicchieri di acqua fredda potrebbero aiutare a bruciare circa 10 calorie in più al giorno, che equivale a circa 1 chilo di perdita di peso ogni anno senza alcuno sforzo.

Bere la giusta quantità di acqua può aiutarvi a bruciare più calorie

Vero
Tutte le reazioni chimiche del vostro corpo dipendono dall’acqua. Se il corpo è disidratato si possono bruciare fino al 2% in meno di calorie, secondo i ricercatori della University of Utah, che ha monitorato i tassi metabolici di 10 adulti mentre bevevano quantitativi variabili di acqua al giorno. Questo studio ha evidenziato che chi beveva da 8 a 12 bicchieri di acqua al giorno presentavano un più alto tasso metabolico rispetto a quelli che ne bevevano 4.

La dieta rallenta il tasso metabolico a riposo, rendendo più difficile mantenere il peso stabile.

Vero
Per ogni mezzo chilo che si perde il vostro metabolismo a riposo scende da 2 a 10 calorie circa al giorno. Perdendo 5 Kg è necessario mangiare da 20 a 100 calorie  in meno al giorno per mantenere il vostro fisico in forma, senza svolgere attività fisica. E’ tuttavia possibile evitare che il vostro metabolismo rallenti durante il periodo di dieta, un modo possibile è quello di perdere grassi, mantenendo la massa muscolare: è possibile ottenere questo risultato riducendo le calorie e aumentando gli esercizi aerobici e di resistenza. Le diete intensive (meno di 1.000 calorie al giorno) possono portare ad una maggiore percentuale di perdita di massa muscolare.

I cibi piccanti accelerano il metabolismo

Vero
La capsaicina, il composto bioattivo che fa sì che i peperoncini siano piccanti, può accelerare il metabolismo e nello stesso tempo migliora la sazietà diminuendo il senso di fame. Gli studi mostrano che consumare circa 1 cucchiaio di peperoncino trito di colore rosso o verde, che equivale a 30 milligrammi di capsaicina, provoca una temporanea crescita del 23% del metabolismo. In un altro studio sono stati dati 0,9 grammi di pepe rosso in forma di capsule o disciolti nel succo di pomodoro prima di ogni pasto. I ricercatori hanno rilevato che gli individui hanno ridotto il loro apporto calorico totale del 10 o del 16% per cento, rispettivamente, per 2 giorni dopo e hanno dichiarato di sentirsi ancora sazi.

Assumere più proteine accelera il metabolismo

Vero
Le proteine forniscono un vantaggio metabolico rispetto ai grassi o ai carboidrati, perché il corpo consuma più energia per elaborarle. Ciò è noto come effetto termico degli alimenti. Gli studi dimostrano che si può bruciare fino al doppio delle calorie nella digestione delle proteine rispetto ai carboidrati. In una tipica dieta il 14 per cento circa delle calorie proviene dalle proteine, raddoppiando la dose (riducendo contemporaneamente i carboidrati per compensare le calorie extra) è possibile bruciare ulteriori 150-200 calorie al giorno, spiega Donald Layman, Ph.D., professore di nutrizione presso l’Università dell’Illinois.

Mangiare un pompelmo prima di ogni pasto aumenta la velocità del metabolismo

Falso
Il pompelmo non fa miracoli per il metabolismo, ma può aiutare a perdere peso. Mezzo pompelmo prima dei pasti aiuta gli individui a perdere circa 4 chili in 12 settimane, secondo uno studio pubblicato nelJournal of Medicinal Food. Il motivo: le sue fibre e l’acqua ti fanno sentire pieno, così mangerete di meno al pasto successivo.

Il sollevamento pesi aumenta il metabolismo più di un allenamento aerobico

Vero
Quando ti alleni abbastanza da aggiungere 3 kg di muscoli, aumenti la capacità di bruciare calorie dal 6 all’ 8 per cento, il che significa che si bruciano circa 100 calorie in più ogni giorno. L’esercizio aerobico, d’altro canto, non aumenta in modo significativo la massa muscolare del corpo. “Il modo migliore per aumentare la massa muscolare è quello di fare un allenamento di resistenza”, osserva Ryan D. Andrews, RD, specialista negli esercizi di forza in Colorado.

Il sedano è un “alimento negativamente-calorico” perché per digerirlo occorrono più calorie di quanto esso contenga

Falso
L’effetto termico del cibo porta il corpo a bruciare calorie come avviene per pasti, spuntini e bevande. Ma questo processo richiede dallo 0 al 30 per cento delle calorie assunte (le proteine, per esempio, comportano più calorie da digerire rispetto al grasso o ai carboidrati). Un gambo di sedano di medie dimensioni conta solo circa 6 calorie, il suo effetto termico è circa la metà di una caloria. In realtà, “gli alimenti negativamente-calorici” non sono nient’altro che un desiderio.

Il tè aumenta la naturale capacità di bruciare calorie

Vero
Le catechine trovate nel tè verde e nel tè oolong possono aumentare la capacità del corpo di bruciare i grassi. E’ stato effettuato uno studio sulle donne giapponesi per confrontare gli effetti del consumo di tè verde e tè oolong, in vari giorni. Solo una grande tazza di tè oolong ha aumentato la capacità di bruciare calorie fino al 10 per cento, un incremento che ha raggiunto il suo picco un’ora e mezza più tardi. Il tè verde ha accelerato il metabolismo del 4 per cento per un’ora e mezza. Altri studi dimostrano che bere da due a quattro tazze di tè verde o tè oolong al giorno (per un totale di circa 375-675 mg di catechina) si può tradurre in un extra di 50 calorie bruciate ogni giorno un totale di circa 2.5 Kg in un anno.

Le voglie alimentari durante il periodo mestruale sono legate alla maggiore velocità metabolica prima di questo periodo

Vero
Se c’è un aspetto positivo del periodo mestruale, è che il tasso metabolico a riposo può aumentare durante quella parte del ciclo mestruale nota come fase luteale (dal giorno dopo l’ovulazione al primo giorno delle mestruazioni). Questa spinta metabolica che possiamo considerare ormonale può bruciare sino a 300 calorie al giorno, motivo per cui il nostro appetito aumenta durante questa fase.

Se avete poco tempo, svolgete una più intensa attività fisica in modo da accelerare il metabolismo

Vero
Le persone che esercitano attività fisica ad un’intensità molto elevata possono constatare dopo l’esercizio fisico un aumentato tasso metabolico a riposo che è maggiore e più duraturo rispetto a quello ottenuto da chi svolge una moderata attività fisica. Aumentate l’intensità del vostro allenamento e potrete aspettarvi di bruciare almeno il 10 per cento delle calorie totali utilizzate durante l’allenamento in un’ora o poco dopo l’esercizio. Quindi, se camminate e fate jogging per 6.5 Km (circa 400 calorie), invece di camminare soltanto è possibile bruciare un extra di 40 calorie nelle ore successive.

domenica 3 gennaio 2016

ALIMENTAZIONE POST FESTE: TÈ, SPEZIE E FRUTTA FRESCA...

ALIMENTAZIONE POST FESTE: TÈ, SPEZIE E FRUTTA FRESCA

alimentazione post feste
Panettone, pandoro, torrone, pranzi e cene abbondanti e “sregolati” sono stati il vostro stile alimentare durante queste feste natalizie appena terminate? Ci vuole un po’ di alimentazione post feste. Ecco qui qualche suggerimento per depurare e disintossicare l’organismo dalle tossine accumulate in questo periodo: una sferzata di energia per cominciare l’anno all’insegna del benessere.

ALIMENTAZIONE POST FESTE: I SÌ E I NO


Acqua: naturale e a temperatura ambiente, berne 2 litri al giorno per reidratare i tessuti e eliminare le scorie.
Tè: sia bianco che verde contribuisce a drenare i liquidi accumulati e a spazzare via le tossine. In più è un potente antiossidante che contrasta i radicali liberi generati da una dieta sregolata.
Frutta e verdura fresca e cruda: una macedonia a colazione (senza zucchero), così come un centrifugato (ad esempio spinaci baby/cetriolo/mela, sedano/arancia/pera, melograno/carota/ananas) a metà mattina o a metà pomeriggio è il modo ideale per disintossicare colon e fegato.
NO
Zuccheri e farine raffinati: banditi pane, pasta e zucchero bianco. Per una azione disintossicante ancora più incisiva consumare con moderazione anche le alternative integrali.
Latte e derivati: eccezione fatta per lo yogurt (bianco naturale con fermenti lattici vivi), evitare latte, burro e formaggi aiuta a sgonfiare la pancia disinfiammando il tratto gastrointestinale.
Alcolici e bibite gassate e/o zuccherate: il fegato, già provato dal surplus di lavoro durante le feste, ci ringrazierà.

ALIMENTAZIONE POST FESTE: UN AIUTO DALLE SPEZIE

Curcuma, timo e cannella sono un trio perfetto per depurare il fegato, favorire la digestione e ripristinare la corretta funzionalità dell’intero apparato gastrointestinale. Come usarli? Ottimo è il pinzimonio di curcuma e olio EVO per condire le crudité di verdure. Il timo è perfetto da utilizzare come esaltatore di sapidità al posto del sale su pesce e carni bianche. Infine una spruzzata di cannella in polvere su una fetta di pane di segale spalmata di miele è una sana e buona alternativa al pandoro avanzato…

martedì 13 ottobre 2015

Fagiolini verdi: proprietà e controindicazioni

Fagiolini verdi: proprietà e controindicazioni


Proprietà Fagiolini Verdi


I fagiolini verdi fanno bene a l’organismo. Sono legumi che possiamo trovare freschi sui banchi del mercato durante l’estate. E’ lo stadio precedente a quello del fagiolo. A livello estetico e nutrizionale è molto più simile alla famiglia delle verdure piuttosto che a quella dei legumi, alla quale effettivamente appartiene. Adesso andremo a vedere quali sono tutti i benefici dei fagiolini verdi.

Valori nutrizionali dei fagiolini verdi

Il fagiolino verde contiene al suo interno poche calorie per l’organismo, di conseguenza è un alimento sano e non fa male al corpo. Contiene circa venti calorie per ogni cento grammi di prodotto. Inoltre i grassi saturi sono presenti in una dose minima, precisamente per ogni cento grammi ne possiamo trovare lo 0, 1 per cento. Questo fa si che il fagiolino verde sia perfetto per chi sta seguendo una dieta.
Inoltre questo alimento è ricco di vitamine, fibre e minerali. Il fagiolino verde aiuta anche le persone che soffrano di colesterolo diminuendone le quantità nel corpo. Inoltre all’interno di questo alimento sono presenti la vitamina A, la B6 e gli antiossidanti in grandi quantità. Inoltre aiutano le persone contro l’invecchiamento. E’ presente anche l’acido folico ovvero vitamina B9 utile per il sangue. In fine possiamo anche trovare la vitamina C essenziale per le difese immunitarie dell’organismo. Mentre troviamo ogni cento grammi solamente il 2,5 per cento di carboidrati. Calcio, potassio, magnesio, ferro, fosforo e il manganese sono in quantità abbondanti nei fagiolini verdi. Invece le proteine sono poche, due grammi per ogni cento di prodotto.

Fagiolini: proprietà e benefici per il nostro organismo

Ecco cosa offre questo prodotto se consumato regolarmente:
  • grazie alla fibre migliora il funzionamento dell’intestino e lo aiuta a tutelarsi dalle infiammazioni a livello intestinale.
  • Molto consigliati per la gravidanza come dieta naturale e aiutano l’organismo a buttare fuori i liquidi di troppo.
  • I fagiolini verdi sono anche consigliati per chi soffre di gastrite e per le persone che soffrano di diabete, grazie alla vitamina K.Inoltre la vitamina K non solo è utile contro il diabete, ma serve anche a tutelarsi dall’osteoporosi.
  • Come già menzionato questo alimento contiene anche la vitamina C, indispensabile per le difese immunitarie/infezioni. Mentre le vitamine A e B aiutano contro l’invecchiamento come menzionato prima.
  • Un’altra cosa da tenere presente è quella che non fanno ingrassare i fagiolini essendo poveri in fatto di calorie, inoltre riducano notevolmente lo stress grazie alla vitamina B6. Un altro fattore importante è quello di assorbire una grande quantità in più di ferro, grazie a questo alimento.

Controindicazioni fagiolini verdi:

La prima controindicazione è molto soggettiva. Nel senso che i fagiolini verdi possono far male qualora la persona soffra personalmente di un’intolleranza o allergia nei confronti di questo alimento. Per il resto non hanno vere e proprie controindicazioni. Ricordatevi però di lavarli con molta attenzione. I pesticidi sono sempre presenti su questi prodotti, almeno che non provengono dall’orto di casa volta e siete così sicuri che sono stati coltivati in modo naturale. L’ultima cosa da sapere è che questo alimento non va consumato troppo cotto perché perde le sue proprietà, ma neppure crudo dato che è presente una sostanza tossica che danneggia i globuli rossi, questa sostanza si chiama fasina.

lunedì 12 ottobre 2015

Dieta e Febbre...

Dieta e Febbre

farfalla e anima: mattia ha la febbre...




Febbre ed iperpiressia

La febbre e l'ipertermia rappresentano due meccanismi patologici differenti, ma che generano entrambi piressia, una condizione NON fisiologica caratterizzata "dall'innalzamento anomalo della temperatura corporea".Sia la febbre che l'ipertermia provocano il surriscaldamento corporeo, ma attraverso due meccanismi patogenetici totalmente diversi:
  1. La febbre è scatenata dal danno chimico ad opera delle citochine (mediatori chimici) sul "termostato" di regolazione centrale ipotalamico, che a sua volta genera un riscaldamento eccessivo
  2. L'ipertermia è generata dallo squilibrio tra termogenesi (produzione di calore corporeo) o riscaldamento esterno (come l'irradiazione solare) ed il sistema di termodispersione (vasodilatazione cutanea, sudorazione ecc.) al quale consegue un progressivo accumulo di calore.Dieta nella febbre
La febbre è una processo ATTIVO che ricerca volutamente l'incremento della temperatura corporea; tale condizione è metabolicamente fondamentale per accelerare i processi enzimatici di tutto l'organismo, al fine di ottimizzare la reazione immunitaria e velocizzare la guarigione. Per questo motivo è indispensabile ridurre la febbre solo nel caso in cui superi il limite di sopportazione del soggetto.
Dal punto di vista metabolico, la febbre incrementa significativamente il dispendio energetico misurabile attraverso il consumo dell'ossigeno basale; le stime effettuate sulla popolazione generale indicano che per ogni grado centigrado (°C) al di sopra dei 37, l'organismo necessita del 13% in più di ossigeno per ottemperare al fabbisogno di tutti i processi fisiologici e para-fisiologici. Questo significa che, a parità di energia introdotta con la dieta, la febbre (incrementando i processi ossidativi energetici) può favorire la riduzione dei substrati energetici di riserva (adipe e glicogeno), diminuendo di conseguenza anche il peso corporeo; detto ciò, potrebbe sembrare ovvio che in presenza di febbre sia indispensabile modificare la dieta incrementando l'apporto energetico fino a coprire il fabbisogno minimo al mantenimento del peso corporeo; ad esempio:
Ipotizzando che il soggetto “X” possieda normalmente un dispendio energetico di 2000kcal, in caso di febbre a 39°C (di 2°C oltre la soglia dei 37°C) necessiterebbe di un surplus calorico del 26% (13% moltiplicato per i 2°C), ovvero 520kcal. A conti fatti, il soggetto “X” dovrebbe correggere la propria dieta aumentando l'intake calorico nel seguente modo:
  • 2000kcal + 520kcal = 2520kcal
NB. E' consigliabile mantenere un apporto proteico normale ed incrementare proporzionalmente sia i lipidi che i glucidi.
Nel caso in cui il soggetto “X” mantenga un apporto energetico di 2000kcal e la febbre a 39°C sia costante per 14 giorni, la somma algebrica tra le calorie introdotte con la dieta e le calorie bruciate in presenza di febbre sarebbe NEGATIVO dando origine ad un calo ponderale:
  • [(2000*14)-(2520*14)]=(28000-35280)= -7280kcal
Inoltre, sapendo che FISIOLOGICAMENTE per eliminare 1 kg di adipe è necessario bruciare circa 7000kcal, è possibile affermare che il soggetto ”x”, durante 14 giorni di febbre a 39°C nei quali NON ha seguito una dieta adeguata, potrebbe subire un calo ponderale di circa 1kg.
Ovviamente, quest'esempio NON tiene in considerazione la presenza di moltissime variabili (AD ESEMPIO LA RIDUZIONE DEL LIVELLO DI ATTIVITA' FISICA) che contribuiscono a determinare il bilancio energetico definitivo, pertanto deve essere considerato come una SEMPLIFICAZIONE assoluta.
NB. Qualora il lettore venga sedotto dalla possibilità di facilitare il dimagrimento NON curando la febbre o l'agente eziologico che la genera, ricordiamo che l'aumento del dispendio associato all'allettamento o all'immobilizzazione del paziente determina un calo ponderale NON selettivo che incide negativamente sia sul trofismo della massa muscolare che sulla consistenza della riserve di glicogeno epatico e muscolare.

Per avere un'immagine più realistica dell'impatto metabolico della febbre sull'organismo, è opportuno tenere in considerazione anche i seguenti punti chiave:
  1. Disidratazione: la febbre genera un incremento della temperatura corporea che spesso necessita maggiore termodispersione, quindi porta ad un aumento della sudorazione; pertanto, se la dieta non contiene un apporto idrico sufficiente, la riduzione del peso corporeo potrebbe indicare più disidratazione generale che depauperamento delle riserve energetiche. Se ne deduce che la dieta per la febbre DEVE innanzitutto garantire il fabbisogno idrico basale, compensare la sudorazione e facilitare il drenaggio renale di eventuali cataboliti farmacologici
  2. L'incremento del dispendio enegetico di base è compensato dall'INATTIVITA' fisica del soggetto: è opportuno considerare che (di solito) la febbre NON consente lo svolgimento delle comuni attività lavorative, ricreative e sportive; considerando che il dispendio energetico di un soggetto fermo a letto è quasi sovrapponibile al suo metabolismo basale (MB,) mentre il Livello di Attività Fisica (LAF) oscilla tra il +33% ed il 110% in più dello stesso metabolismo basale, è possibile affermare che normalmente la dieta per la febbre di UN SOGGETTO ALLETTATO O INFERMO dovrebbe apportare un quantitativo energetico INFERIORE a quello normalmente introdotto con l'alimentazione NONOSTANTE la febbre generi un incremento basale del 13% ogni 1°C. Ad esempio, per il soggetto “Y” che ha un metabolismo basale di 1300kcal e un Livello di Attività Fisica che aumenta il dispendio energetico del 55%, PER UN TOTALE DI 2015KCAL, rimanere a letto con 2°C di febbre (+26% delle calorie) significherebbe avere un dispendio totale di 1638kcal… BEN 377kcal in meno rispetto alla normalità!
  3. Vomito e malassorbimento legato alla condizione morbosa: nel caso in cui l'agente eziologico sia un patogeno (virusbatteri, protozoi o altri parassiti), oppure un'intossicazione da alcol etilico o da altri nervini, e la febbre sia accompagnata da vomito e diarrea, la dieta deve subire modificazioni drastiche. Innanzitutto ricordiamo che il vomito e la diarrea provocano una disidratazione accelerata, pertanto, la riduzione del peso corporeo si correla soprattutto al deficit volemico (di volume) del plasma sanguigno; in secondo luogo, l'incapacità di trattenere il cibo nello stomaco o la diminuzione dell'assorbimento intestinale riducono (a volte in maniera grave) la quota di energia ed elementi essenziali introdotti con la dieta. Quindi, oltre ad uno stato di malnutrizione generale transitoria, avviene una degradazione dei substrati energetici di riserva nonché di tessuto muscolare (favorito dall'immobilità del malato) riscontrabili nel calo ponderale indiscriminato (sia massa magra che massa grassa). In tal caso, la dieta per la febbre dovrebbe favorire il passaggio gastrico senza indurre vomito e predisporre una corretta digestione ed assorbimento; a tal proposito, è molto utile fare uso di cibi moderatamente proteici a maggior contenuto di carboidrati ed oli vegetali (semolino arricchito da leguminose passate e condito con olio extravergine d'oliva e poco formaggio grattugiato), facilmente digeribili (cotture semplici e non prolungate), favorire i cibi semi-liquidi (NON totalmente liquidi, perché il tubo digerente può reagire al senso di pienezza con l'impulso del vomito), con porzioni moderate e piuttosto frequenti; inoltre, sarebbe meglio EVITARE alimenti che contengono principi nutritivi difficilmente tollerabili come il lattosio.
  4. Anoressia transitoria: dal punto di vista comportamentale, i malati affetti da febbre non avvertono il bisogno (o lo stimolo fisiologico) di alimentarsi e di bere. Se la dieta della febbre non viene stilata e seguita con attenzione, oltre al rischio di malnutrizione, riducendo l'apporto idrico vengono peggiorati sia il potenziale di termodispersione che la capacità di filtrazione renale; in merito a quest'ultima, al contrario, dovrebbe essere incentivata facilitando così l'eliminazione dei cataboliti endogeni e farmacologici.
La dieta nella febbre deve tenere in considerazione tutti questi fattori al fine di ottimizzare il processo di guarigione e scongiurare qualsiasi effetto secondario legato alla malnutrizione; si consiglia di porre particolare attenzione all'apporto idrico, salino e vitaminico ma di non trascurare (se possibile) anche l'introito di alimenti contenenti le altre molecole essenziali (acidi grassi omega 3 ed amminoacidi derivanti da proteine ad alto valore biologico).

fonte :www.my-personaltrainer.it

sabato 3 ottobre 2015

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche




Portata: primo
Porzioni4 persone
Minuti di Preparazione40 minuti di preparazione
Minuti di Cottura30 minuti di cottura
DifficoltàMedia
Kilocalorie550 Kilocalorie
Impatto glicemico
Ricetta vegetariana


INGREDIENTI PER 4 PERSONE
- 700 g di patate a pasta bianca
- 250 g di fave sgranate
- 4 carote
- 200 g di farina
- 150 g di taleggio
- 1 cucchiaino di rosmarino tritato
- 150 ml di latte
- olio di oliva extra vergine
- sale
PREPARAZIONE
1 Lessate le patate intere e con la buccia per 20-25 minuti, fino a renderle tenere ma non sfatte
2 Scottate le fave per 5 minuti, scolatele con una schiumarola travasandole in acqua fredda; nella stessa acqua dei legumi lessate per una decina di minuti 2 carote a rondelle fino a quando diventano molto tenere
3 Scolate le carote e frullatele con il latte. In un pentolino riunite la crema di carote e il taleggio in pezzetti, poi a calore basso fate sciogliere il formaggio completamente. Se la salsa risultasse troppo densa allungatela con un po' d'acqua di cottura delle carote
4 Pelate le fave, conditele con il rosmarino, 3-4 cucchiai d'olio e saltatele in una padella per 5 minuti (conservatele al caldo). Di seguito pulite le altre due carote e grattugiatele. Pelate le patate lesse ancora calde e passatele allo schiacciapatate raccogliendo il puré su una spianatoia. Aggiungete le carote grattugiate, la farina e un pizzico di sale, quindi impastate rapidamente tutti gli ingredienti.
5 Riducete l'impasto di patate e carote in tanti cordoni alti circa un centimetro
6 Tagliate i cordoni in gnocchetti lunghi un centimetro abbondante, poi tuffateli in abbondante acqua salata e lessateli fino a quando ritornano a galla. Scolateli con una schiumarola, mescolateli delicatamente alle fave e adagiateli nei piatti già ricoperti con la crema al taleggio




fonte : www.cucina-naturale.it

venerdì 2 ottobre 2015

Rimedi naturali contro la stitichezza: ecco i più efficaci...

Rimedi naturali contro la stitichezza: ecco i più efficaci



Sei stanco di soffrire di stitichezza perché il tuo intestino non funziona come dovrebbe e cerchi un rimedio naturale definitivo che ti aiuti quando il tuo problema è la stitichezza?
Per prima cosa, sappi che i rimedi naturali per la stitichezza sono nelle tue mani, e che se soffri perché il tuo intestino è pigro devi cominciare a risolvere la situazione a partire da ora! Senza ricorrere a soluzioni chimiche, che sono efficaci sul momento, ma che possono aggravare la situazione.
La stitichezza è una condizione derivante dalla mancanza di movimenti intestinali regolari che non permettono il completo svuotamento dell’intestino.
E’ un male molto comune, in quanto le persone sono sempre più sedentarie, a causa della mancanza di esercizio fisico e del consumo di alimenti troppo asciutti  e poveri di fibre.
Tuttavia, si sviluppa spesso anche in determinate situazioni, per esempio quando si viaggia o si attraversa un periodo di stress.

 I sintomi principali della stitichezza

  • Il dolore e la difficoltà di evacuazione;
  • Gonfiore addominale;
  • Feci dure e asciutte;
  • Movimenti intestinali scarsi (una volta ogni 4 giorni o più);
  • Senso di nausea;
E ‘importante sapere che la stitichezza può anche essere una conseguenza di una malattia o di un disturbo sistemico, come problemi di tiroide, di fegato, di cistifellea, oppure durante la menopausa, la gravidanza e l’occlusione intestinale.
Quando si soffre di costipazione cronica, ci si predispone l’insorgenza di reumatismi, artrite, ipertensione e persino il cancro in quanto le tossine si diffondono attraverso il flusso sanguigno in tutto il corpo.

Raccomandazioni per combattere la stitichezza

Innanzitutto, per aiutare l’intestino pigro a ripartire, devi cambiare il tuo stile di vita e cominciare ad assumere più fibre e più liquidi. Ecco alcuni consigli di cui tenere conto:
  • Adotta una dieta naturale a base di fibre (da 20 a 35 grammi al giorno), a base di frutta (pere, prugne, ecc) e di verdura per prevenire questo disturbo.
  • Bevi almeno otto bicchieri di acqua al giorno.
  • Evita la carne rossa, i cibi piccanti, il caffè ed il tè.
  • Non utilizzare lassativi chimici commerciali, perché possono causare una grande dipendenza e alterare la flora intestinale.
  • Controlla i farmaci che assumi, in quanto alcuni possono causare o esacerbare la costipazione, come nel caso di antiacidi contenenti alluminio o calcio, antistaminici, i farmaci contro il parkinsonismo, gli integratori di calcio, i diuretici, le fenotiazine, i sedativi e gli antidepressivi.
  • Non combattere lo stimolo di svuotamento, vai subito in bagno senza rimandare.
  • Esegui passeggiate regolari da 20 a 30 minuti al giorno dopo i pasti e pratica sport.
  • Accovacciati (con le ginocchia strette al petto) per aiutare l’intestino a riattivarsi.
  • Abitua l’intestino a rispettare orari precisi.  Cerca di andare in bagno in un momento specifico della giornata (per esempio al mattino) tutti i giorni. Nel tempo, il colon sarà stimolato ad evacuare.
Prima di provare qualsiasi rimedi, dovrai rieducare l’intestino e migliorare le tue abitudini se vorrai sconfiggere questo fastidioso problema.

Rimedi naturali contro la stitichezza

Sei fortunato! Esistono molti rimedi naturali contro la stitichezza!
Qui ti riportiamo quelli che riteniamo più efficaci: scegli quello più adatto a te e mi raccomando, non sovraccaricare prendendoli tutti insieme.
Con pazienza, provali e trova quello che funziona meglio per te, tenendo a mente che ognuno di noi è molto diverso.
  • Massaggia la pancia con l’olio d’oliva eseguendo movimenti circolari in senso orario.
  • Mangia ogni giorno un paio di cucchiai di polpa di avocado mescolata con il miele.
  • Mangia papaya ogni giorno, preferibilmente al mattino.
  • Bevi un bicchiere di acqua tiepida e poi consuma una colazione a base di frutta fresca, cereali e latte (preferibilmente scremato), magari fatti un bel centrifugato di frutta. Per stimolare ulteriormente i movimenti intestinali è consigliabile fare un po’ di attività fisica.
  • Sostituisci il pane bianco con il pane  integrale.
  • Bevi a digiuno un infuso di malva diluito in un bicchiere di acqua tiepida.
  • Al mattino, mangia alcune prugne hai lasciato in un bicchiere d’acqua la notte prima
  • Assumi olio di semi di lino, che ha proprietà lassative eccellenti. Metti 2 cucchiai di semi di lino in una tazza di acqua calda e lasciare riposare il composto per 12 ore. Una volta trascorso questo tempo, migliora il gusto con un po’ di limone o miele. Meglio assumerlo prima di addormentarsi.
  • Aggiungi ad uno yogurt (meglio se fatto in casa) 1 cucchiaio di semi di lino.
  • Fai bollire mezzo litro di acqua con 50 g di uva passa, fichi secchi 50 g e 50 g di orzo.   Aggiungi 15 g di liquirizia e mantieni coperto il contenitore durante la notte. Poi filtra e bevi.
  • Spremi il succo di due arance e aggiungi due cucchiai di olio d’oliva puro. Mescola e bevi, preferibilmente al mattino.
  • Mangia a digiuno una pera cruda.
  • Grattugia le radici e le parti inferiori dei gambi di sedano, aggiungi olio d’oliva e sale in un frullatore. Prendi un cucchiaio del composto a digiuno e di nuovo prima di coricarti.
  • Consuma 2 o 3 albicocche, insieme con abbondante acqua,  un’ora prima di andare a letto, e poi la mattina prima di colazione.
  • Macina  semi di psyllium con una porzione di semi di lino e di crusca di avena. Mescola gli ingredienti con acqua e assumi il tutto come un budino verso le nove di sera.
  • Mescola 2 cucchiaini di piantaggine in polvere in una tazza di acqua. Mangia immediatamente e poi bevi un bicchiere d’acqua. La piantaggine aumenta la massa fecale.
  • Esegui quotidiane docce circolari sull’addome con acqua calda per cinque minuti.
Metti a marinare per una notte 3 cucchiai di semi di lino, due radici di altea e una manciata di piantaggine maggiore. Il giorno dopo, scola bene, e prendi una tazza a digiuno e un’altra tazza prima di dormire, accompagnata da molta acqua.



fonte:www.curarsialnaturale.it

giovedì 1 ottobre 2015

LE PROPRIETÀ BENEFICHE DEI CACHI

LE PROPRIETÀ BENEFICHE DEI CACHI





La Terra dei Cachi, in realtà, è l'Asia. IlDiospyros Kaki è un albero da frutto antichissimo, della famiglia delle Ebenacee, tra i primi ad essere coltivati dall'uomo, che ha probabilmente avuto origine in Cina, e poi si è diffuso in Estremo Oriente, dalla Corea al Giappone, dove è conosciuto anche come Loto del Giappone (per quanto questo nome dovrebbe essere limitato alla varietà del Diospyros Lotus).
Nel paese del Sol Levante questa bellissima pianta è chiamata anche Albero della Pace, poiché alcuni esemplari riuscirono a sopravvivere alla bomba atomica sganciata su Nagasaki nel 1945. Tra gli altri nomi usati per indicarlo, ci sono anche Mela d'Oriente e Albero delle Sette Virtù, in Asia, e Cibo degli Dei, in occidente. La pianta, che può superare i 15 metri di altezza, è stata diffusa in Europa e in America a metà del diciannovesimo secolo; in Italia l'albero è arrivato a fine '800 e la coltivazione intensiva è iniziata nei primi anni del '900. In italiano il frutto è detto cachi o kaki (più raramente caco al singolare), con tutte le possibili varianti dialettali: nel napoletano ad esempio è conosciuto come legnasanta. In Italia l'albero di kaki è coltivato soprattutto in Campania, Romagna, Veneto e Sicilia; le varietà più diffuse sono Loto di Romagna, Vaniglia della Campania, Fuyu, Kawabata, Suruga; una delle più note, anche all'estero, tanto che viene largamente esportato, è la varietà siciliana di Misilmeri. In genere la bacca si raccoglie tra ottobre e novembre; si presenta di un colore arancione acceso, da cui la denominazione dell’omonimo colore, e la varietà di kaki più diffusa è contraddistinta da una polpa molto cremosa, mentre la variante vaniglia è più compatta.

In cucina

Il frutto andrebbe mangiato o usato nelle varie ricette solo una volta che sia perfettamente maturato: se acerbo dà il classico gusto "allappato", dovuto alla grande quantità di tannino. Se invece si sceglie di essiccarlo, si deve utilizzare un frutto non ancora maturo, che può essere essiccato al sole o negli essiccatoi dopo che è stato sbucciato, denocciolato e tagliato a spicchi. Comunque anche per uso domestico può essere comprato ancora non perfettamente maturo, poiché raggiunge la maturazione velocemente: un piccolo trucco per accelerare questo processo è quello di sistemare il frutto vicino a delle mele.
Data la dolcezza del frutto maturo, in cucina è destinato ad essere un ottimo dessert, già in purezza. Se si desidera presentarlo in una preparazione più complessa, la confettura di kaki è estremamente semplice da realizzare, e il tocco magistrale consiste nell’ aggiungere un po' di Grand Marnier. Occorre fare attenzione alla varietà di kaki che si sceglie di utilizzare, poiché se il tipico sapore è lo stesso, la consistenza tra kaki e kaki vaniglia è diversissima: il kaki ha una polpa cremosa che può essere estratta direttamente con un cucchiaino, mentre il kaki vaniglia ha una polpa soda e va tagliato a fette.
Data la consistenza gelatinosa del kaki, è perfetto anche per preparazioni come i budini, in cui può essere accompagnato da altri frutti, magari con connotazione più acida come fragole o frutti di bosco, per riequilibrare l'eccessiva dolcezza.
In Giappone il kaki viene utilizzato per la realizzazione di bevande alcoliche, comprese derminate varietà di sakè.

Proprietà salutari 
Dato l'alto contenuto di zuccheri è sconsigliato a chi è obeso o soffre di diabete; ma si tratta praticamente dell'unica controindicazione, perché per il resto il kaki è un frutto ricco di vitamina C, betacarotene e di minerali come il potassio, e ha proprietà benefiche che spaziano dagli effetti lassativi (se il frutto è maturo; se è acerbo, al contrario, può risultare astringente) e diuretici, alla capacità di proteggere e depurare il fegato.
Gli effetti regolatori sull'intestino sono i più conosciuti, ma i kaki in realtà sono i frutti perfetti anche per i bambini, gli sportivi, gli astenici, poiché hanno straordinarie capacità energizzanti, dovute principalmente agli zuccheri che contengono. Anche in questo caso è bene distinguere fra kaki maturi e acerbi: così come i kaki maturi aiutano in caso di stipsi, mentre quelli acerbi sono astringenti, per quanto riguarda la presenza di zuccheri, nei kaki acerbi è molto più limitata, e il sapore "allappante" è dovuto al tannino, che durante la maturazione si riduce. Se l'astenia è dovuta a problemi connessi con la funzionalità epatica, il kaki è un’ottima soluzione; contro la stipsi il frutto maturo è consigliato a colazione, privato di semi e buccia. Gli effetti diuretici sono dovuti all'alta percentuale contenuta di potassio, quelli lassativi sono anche conseguenza della discreta quantità di fibre



FONTE: www.benessere.com

mercoledì 30 settembre 2015

PRESSIONE ALTA: 10 RIMEDI NATURALI PER ABBASSARLA SENZA FARMACI...

Pressione alta, alcuni rimedi naturali e semplici accorgimenti possono aiutarci ad abbassarla. Vi avevamo già parlato dei consigli alimentari per abbassare le pressione sanguigna e degli alimenti insospettabili da evitare con la pressione alta a causa del sale, ora vi presentiamo alcuni rimedi utili da riscoprire per provare ad abbassare la pressione alta, magari prima di aver bisogno di ricorrere necessariamente ai farmaci.

Fino a questo momento le persone con la pressione alta si sono viste consigliare farmaci come unico trattamento ritenuto efficace dalla comunità scientifica, ma con il tempo le cose potrebbero cambiare. Soprattutto, sarebbe bene puntare sulla diffusione di alimentazione corretta e stili di vita più sani in nome della 
prevenzioneL'ipertensione porta il cuore a lavorare con più fatica per pompare il sangue attraverso il corpo. L'elevata pressione del sangue sulle pareti delle arterie può portare a piccoli strappi nei vasi sanguigni, noti come cicatrici vascolari. Proprio qui rischia di insediarsi il colesterolo. Il fenomeno inoltre aumenta il rischio di coaguli di sangue. Se la pressione diventa troppo alta, le arterie si indeboliscono, la circolazione diventa difficile e il rischio di infarto e ictus aumenta. Meglio intervenire subito per abbassare le pressione.

1) Probiotici

Uno studio recente ha rivelato che i probiotici, i batteri buoni contenuti nei cibi fermentati, possono contribuire a tenere sotto controllo la pressione del sangue. Gli esperti hanno rilevato che consumare un quantitativo appropriato di probiotici per almeno due mesi risulta in grado di abbassare la pressione del sangue. La nuova ricerca è stata pubblicata sulla rivista Hypertension e combina i risultati di nove studi che hanno richiesto ad una parte dei partecipanti di assumere con regolarità dei probiotici. I ricercatori ribadiscono comunque di non sostituire i medicinali per la pressione alta con i probiotici, ma se mai di affiancare entrambi i rimedi, in attesa di saperne di più.

2) Karkade'

Una ricerca condotta da un gruppo di esperti della Tufts University di Medford,negli Stati Uniti, ha rivelato che bere 3 infusi di karkadè al giorno, da 240 ml ciascuno, può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna, riportandola a valori ottimali. La tisana al karkadè (fiori di ibisco) può essere utile per prevenire la progressione della pressione alta verso una condizione di ipertensione più grave.

3) Tè

Una ricerca ha monitorato per 10 anni un gruppo di persone per verificare l'effetto di bevande come tè e caffè sulla pressione sanguigna. I risultati hanno mostrato che chi beveva un massimo di 4 tazze di queste bevande al giorno aveva una pressione arteriosa più bassa rispetto a chi invece non lo faceva. Soprattutto il tè, secondo questa ricerca, contribuisce a far scendere la pressione rallentando anche la frequenza cardiaca.

4) Aglio crudo

L'aglio, in particolare l'aglio crudo, è considerato un vero e proprio farmaco naturale in grado di contribuire ad abbassare la pressione sanguigna. L'aglio purifica il sangue e tonifica l'apparato cardiocircolatorio. Piccole quantità di aglio, ancora meglio se si tratta di aglio crudo, possono essere assunte quotidianamente per verificarne gli effetti benefici sulla pressione, in caso di ipertensione.

5) Infuso di tiglio

A chi soffre di ipertensione collegata a problemi digestivi e di insonnia, si consiglia di assumere 2-3 tazze al giorno di infuso di fiori di tiglio. Il tiglio ha un'azione vasodilatatrice, che fluidifica il sangue e aiuta in questo modo a prevenire la stasi venosa. L'assunzione di fiori di tiglio può indurre sonnolenza. Chiedete maggiori consigli in proposito al vostro erborista di fiducia.
6) Olio essenziale di Ylang-Ylang
Tra i numerosi oli essenziali utilizzati come rimedi erboristici per quanto riguarda il problema dell'ipertensione spicca l'olio essenziale di Ylang-Ylang. Denièle Festy, farmacista francese esperta di olio essenziali, suggerisce di utilizzare l'olio essenziale di Ylang-Ylang in caso di ipertensione, palpitazione e tachicardia applicandone una goccia sulla parte interna dei polsi e respirando profondamente. Per maggiori informazioni potete consultare il volume "La mia Bibbia degli oli essenziali" (Edizioni Sonda).

7) Acqua di cocco

Una buona circolazione dipende anche dall'alimentazione. L'acqua di cocco rappresenterebbe un valido aiuto per migliorare la circolazione sanguigna e per regolarizzare la frequenza cardiaca per via del suo contenuto di fibre, di proteine e di vitamina C. Tutto ciò avviene a beneficio della pressione sanguigna. L'acqua di cocco potrebbe rappresentare un aiuto naturale per renderla più stabile se assunta con regolarità. Potrebbe essere utile berne un bicchiere al mattino.

8) Cardamomo

Uno studio condotto a dicembre 2009 pubblicato sull'Indian Journal of Biochemistry & Biophysics ha avuto al centro la polvere di cardamomo, che è stata somministrata nella quantità di 1 cucchiaino al giorno ai volontari per alcune settimane. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa della pressione sanguigna. Provate a bere con regolarità una tisana al cardamomo e zenzero, come suggerisce Everyday Roots.

9) Biancospino

Il biancospino è uno dei rimedi erboristici più noti per chi soffre di pressione alta. E' una fonte di antiossidanti utili per i vasi sanguigni e per il cuore, Viene utilizzato per migliorare la funzione cardiaca e in caso di battiti irregolari. Il biancospino abbassa la pressione sanguigna rilassando e dilatando le pareti delle arterie. Per fare effetto, una cura a base di biancospino può richiedere alcune settimane. Chiedete consiglio al vostro erborista.

10) Tai Chi

La pratica del Tai Chi aiuta a ridurre la pressione arteriosa e il colesterolo. Lo hanno rilevato alcuni studi condotti presso l'Università di Taiwan, luogo dove per eccellenza gli abitanti praticano questa disciplina. Nel corso degli anni la scienza ha iniziato a confermare i numerosi benefici per la salute psico-fisica che questa pratica antica può apportare nella nostra vita quotidiana.

fonte: greenme.it