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venerdì 13 maggio 2016

Effetti della dieta a basso indice glicemico sugli adolescenti...

Effetti della dieta a basso indice glicemico sugli adolescenti


Adolescenti Adolescenti 17-18 anni Giovani

Gli effetti del consumo di alimenti, classificati secondo il loro indice glicemico dietetico (Gi), sulla resistenza all'insulina sono ben documentati negli adulti, mentre sono meno frequenti gli studi che valutano la complessa interazione tra intolleranza al glucosio, marker infiammatori, e la concentrazione di adipochine tra gli adolescenti. Questo studio iraniano ha preso in esame 50 ragazze adolescenti obese e in sovrappeso con lo stesso stato puberale, valutando l'effetto di una dieta a basso indice glicemico sulla concentrazione di insulina, glicemia a digiuno, marcatori infiammatori, e concentrazione di adiponectina nel plasma.  In parallelo si sono analizzate 2 diverse diete, una dieta Low Glycemic Index e una dieta costruita secondo le moderne raccomandazioni nutrizionali; entrambi i regimi alimentari prevedevano analoga composizione di macronutrienti. Secondo una valutazione dietetica, l'indice glicemico nel gruppo low era 43.22 ± 0,54. La dieta è durata 10 settimane e il protocollo ha messo a confronto nei due gruppi i marcatori biochimici della glicemia, la concentrazione di insulina sierica, proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-Crp), interleuchina 6 (IL-6), e adiponectina, prima dell'inizio e dopo 10 settimane. Le concentrazione di insulina sierica, i due metodi di valutazione indiretta per valutare l'insulinoresistenza, l'indice Homa e l'indice Quicki, e la concentrazione di adiponectina non differivano significativamente all'interno dei due gruppi. Nel gruppo che ha mantenuto basso l'indice glicemico hs-Crp e IL-6 sono diminuite significativamente dopo le 10 settimane di intervento, anche se, dopo aggiustamento per fattori confondenti, confrontando le variazioni percentuali, lo studio conclude attribuendo una marginale diminuzione significativa dell'hs-Crp nel gruppo Low Glycemic Index. Conclusione: un regime alimentare basato su un basso indice glicemico  può avere effetti favorevoli sulla infiammazione anche tra le adolescenti in sovrappeso e obese.

Approfondimenti:
Rouhani MH, Kelishadi R, Hashemipour M, Esmaillzadeh A, Surkan PJ, Keshavarz A, Azadbakht L. The Impact of a Low Glycemic Index Diet on Inflammatory Markers and Serum Adiponectin Concentration in Adolescent Overweight and Obese Girls: A Randomized Clinical Trial. Horm Metab Res. 2016 Apr;48(4):251-256.




fonte www.nutrizione33.it

domenica 3 gennaio 2016

ALIMENTAZIONE POST FESTE: TÈ, SPEZIE E FRUTTA FRESCA...

ALIMENTAZIONE POST FESTE: TÈ, SPEZIE E FRUTTA FRESCA

alimentazione post feste
Panettone, pandoro, torrone, pranzi e cene abbondanti e “sregolati” sono stati il vostro stile alimentare durante queste feste natalizie appena terminate? Ci vuole un po’ di alimentazione post feste. Ecco qui qualche suggerimento per depurare e disintossicare l’organismo dalle tossine accumulate in questo periodo: una sferzata di energia per cominciare l’anno all’insegna del benessere.

ALIMENTAZIONE POST FESTE: I SÌ E I NO


Acqua: naturale e a temperatura ambiente, berne 2 litri al giorno per reidratare i tessuti e eliminare le scorie.
Tè: sia bianco che verde contribuisce a drenare i liquidi accumulati e a spazzare via le tossine. In più è un potente antiossidante che contrasta i radicali liberi generati da una dieta sregolata.
Frutta e verdura fresca e cruda: una macedonia a colazione (senza zucchero), così come un centrifugato (ad esempio spinaci baby/cetriolo/mela, sedano/arancia/pera, melograno/carota/ananas) a metà mattina o a metà pomeriggio è il modo ideale per disintossicare colon e fegato.
NO
Zuccheri e farine raffinati: banditi pane, pasta e zucchero bianco. Per una azione disintossicante ancora più incisiva consumare con moderazione anche le alternative integrali.
Latte e derivati: eccezione fatta per lo yogurt (bianco naturale con fermenti lattici vivi), evitare latte, burro e formaggi aiuta a sgonfiare la pancia disinfiammando il tratto gastrointestinale.
Alcolici e bibite gassate e/o zuccherate: il fegato, già provato dal surplus di lavoro durante le feste, ci ringrazierà.

ALIMENTAZIONE POST FESTE: UN AIUTO DALLE SPEZIE

Curcuma, timo e cannella sono un trio perfetto per depurare il fegato, favorire la digestione e ripristinare la corretta funzionalità dell’intero apparato gastrointestinale. Come usarli? Ottimo è il pinzimonio di curcuma e olio EVO per condire le crudité di verdure. Il timo è perfetto da utilizzare come esaltatore di sapidità al posto del sale su pesce e carni bianche. Infine una spruzzata di cannella in polvere su una fetta di pane di segale spalmata di miele è una sana e buona alternativa al pandoro avanzato…

lunedì 9 novembre 2015

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE ALIMENTARI...

Etichette alimentari


IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE ALIMENTARI

Avere la lista della spesa non sempre è sufficiente ad evitare l’acquisto di prodotti in più, magari superflui, ma che sembrano richiamare la nostra attenzione tra gli scaffali del supermercato.
Sicuramente con la vita frenetica dei nostri giorni è utile avere una dispensa ben fornita, ma siamo sicuri di acquistare sempre i prodotti migliori prestando attenzione alla loro composizione?
Semplicemente, siamo in grado di leggere un’etichetta alimentare?
Purtroppo molte volte la risposta è …No!
Leggere l’etichetta è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per conoscere le caratteristiche di un prodotto; il suo scopo è quello di informare e tutelare l’acquirente in modo corretto e più possibile trasparente.
In realtà alcune informazioni sono obbligatorie e regolamentate per legge, mentre altre sono facoltative o complementari.
Dal 1982 per legge l’etichetta deve riportare l’elenco degli ingredienti con nome specifico leggibile. Il governo ha poi emanato il D lgs 27/01/92 n. 109 che è il testo vigente secondo il quale devono essere riportate le seguenti indicazioni:

GLI INGREDIENTI
L‘ordine con cui appaiono gli ingredienti nell’etichetta non è casuale, ma è regolato per legge. In particolare gli ingredienti devono comparire in ordine decrescente di quantità, in altre parole il primo ingrediente è più abbondante del secondo che a sua volta è più abbondante del terzo e così via.
Controllando l’ordine degli ingredienti tra due prodotti simili possiamo quindi farci un’idea di quale dei due è qualitativamente migliore.
Tra gli ingredienti non dobbiamo dimenticare gli “ADDITIVI” che di solito compaiono alla fine dell’elenco. Evitarli è quasi impossibile, essi sono presenti nella maggior parte degli alimenti che si acquistano al supermercato e sono utilizzati sia per conservare i prodotti sia per renderli più invitanti.
La legge stabilisce come e quando, ma soprattutto quali additivi possono essere usati.
Gli additivi sono sostanze che sono utilizzate dall'industria alimentare per migliorare alcune caratteristiche del prodotto come:

tempo di conservazione (conservanti)
aspetto e colore (coloranti, emulsionanti, ecc.)
sapore (esaltatori di sapidità, correttori di acidità, ecc.)

Gli additivi non hanno alcun valore nutrizionale e non sono sempre così innocui.
Il loro impiego è regolamentato a livello nazionale e comunitario e sulle etichette sono spesso indicati con la lettera E seguita da un numero. La lettera E indica che l’additivo in questione è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea, mentre il numero che segue ne definisce la categoria d’appartenenza.
Coloranti (da E100 ad E199)

Conservanti (da E200 ad E299)
la loro funzione e quella di rallentare il processo di deterioramento del cibo causato da muffe, batteri e lieviti.

Antiossidanti (E300 ad E322) evitano il processo d’ossidazione dell’alimento.

Correttori di acidità (da E325 ad E385) danno all’alimento un gusto acidulo

Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 ad E495).
Aromatizzanti, conferiscono agli alimenti specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come “aromi”. Possono essere naturali o artificiali. Alla prima categoria appartengono aceto, limone, zucchero e derivati, alcool, olio e sale.

ATTENZIONE!!! Il produttore può affiancare agli additivi registrati con la sigla europea altri additivi scritti con il nome per esteso. In questo caso il consumatore è tratto in inganno poiché portato a pensare che gli additivi impiegati siano solo quelli contrassegnati con la sigla E….
I dubbi sulla dannosità di alcuni additivi sono ancora molti. Nonostante la legge fissi i livelli massimi consentiti, questi fanno riferimento ad un consumo moderato di alimenti, cioè non considerano la somma di tutti i cibi consumati in un pasto o in un giorno.
Infatti, è difficile valutare l’interazione tra diverse tipologie di additivi e valutare gli effetti da accumulo nell’organismo di piccole quantità di additivi differenti, inoltre non vi è alcuna prova sui loro effetti a lungo termine.
Di molti additivi non è stata provata alcuna conseguenza sulla salute, ma non si ha nemmeno la certezza che con il tempo non siano nocivi. Ancora non è chiaro se queste sostanze possano sviluppare reazioni allergiche, ma di sicuro contribuiscono all’insorgenza delle intolleranze alimentari.
E’ davvero molto difficile esprimere un giudizio unitario, non è possibile affermare che gli additivi alimentari sono innocui, ma nemmeno condannarli ingiustamente.
Vediamo alcuni esempi di additivi alimentari:

Nitrati (E249, E250) Nitriti ( E251, E252)
Sono conservanti utilizzati nei salumi, insaccati e carni lavorate, impediscono lo sviluppo del batterio Clostridium botulinum, il batterio che produce una tossina mortale, il botulino. Inoltre mantengono vivace il colore della carne e ne migliorano il sapore.
I nitrati in piccole dosi non sono pericolosi, mentre i nitriti legandosi alle ammine presenti in altri cibi formano le nitrosammine, considerate potenzialmente cancerogene.

Polifosfati (E450)
Si trovano principalmente negli insaccati cotti, il prosciutto cotto, la spalla cotta e nei formaggi fusi, per renderli più morbidi e succosi.
Possono dare problemi digestivi e poiché forniscono all’organismo dosi massicce di fosforo, per poter essere eliminato, questo minerale è legato agli atomi di calcio e poi eliminato insieme. In pratica, un eccesso di fosforo si traduce in una perdita di calcio, a danno di ossa e denti.
Sarebbe bene evitarli, soprattutto nell’alimentazione dei bambini; proprio per questi aspetti le nuove norme sul prosciutto cotto vietano l’uso di questi additivi nei prosciutti cotti di alta qualità.

Solfiti (da E220 ad E227)
Evita la fermentazione della frutta secca evitandone l’imbrunimento naturale.
Questi additivi sono irritanti per il tubo digerente e distruggono la vit. B1 fondamentale per il sistema nervoso.
Inoltre, possono dare reazioni allergiche e sono sospettati di essere legati all’iperattivismo infantile.

Glutammato (E620, E621)
Rafforza il gusto degli alimenti, lo troviamo in quasi tutti i piatti pronti, nel dado, nelle salse, nelle patatine e snacks, ecc.
Oggi si ritiene che possa causare mal di testa e problemi a livello del sistema nervoso, ma solo nelle persone predisposte.

Acido alginico e arginati (da E400 ad E405) carragenine (E406, E407).
Sono addensanti  presenti soprattutto nelle salse e conferiscono loro la cremosità.
Possono provocare reazioni allergiche e, se ingerite in grandi quantità, alterano il metabolismo.

Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471).
Li ritroviamo molto spesso nelle merendine e  nei biscotti. Hanno la funzione di emulsionare, addensare e conservare. L’organismo li utilizza come grassi.

Lecitina di soia (E322), Butilidrossianisolo (E320), Acido L-ascorbico (E300-E304).
Li ritroviamo nei prodotti da forno, cereali, biscotti e merendine. Sono antiossidanti, impediscono che i grassi si ossidino, irracidendosi.
La lecitina di soia non è considerata tossica, ma favorisce la metabolizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia. In dosi elevate può influire sull’assorbimento intestinale.
Per quanto riguarda l’E320, secondo alcuni, potrebbe distruggere la vitamina D, aumentare i livelli di colesterolo e causare allergia.
L’acido L-ascorbico altro non è che la vit. C, è innocuo anche se in forti dosi può avere un effetto lassativo.

Sorbitolo (E420), Mannitolo (E421)
Sono dolcificanti che possono causare problemi allo stomaco.

Coloranti gialli (da E101 ad E110)
E102 ed E110 sono controindicati per chi è allergico all’acido acetilsalicilico e per gli asmatici.
Questi sono soltanto alcuni degli additivi presenti nei prodotti commerciali, per approfondire l’argomento si rimanda a https://it.wikipedia.org/wiki/Additivo_alimentare dia.

Per la legge italiana ci sono prodotti che non possono contenere additivi:
acqua minerale;
burro;
caffè;
latte;
miele,
olio di oliva;
pasta secca;
the in foglie;
yogurt bianco;
legumi e verdura fresca.

QUANTITATIVO
Molte volte appare il termine “peso sgocciolato”, ciò indica che il prodotto è immerso in un liquido, quindi deve esserne indicata la quantità “peso sgocciolato” oltre al peso netto.
Attenzione a non farsi trarre in inganno dal prezzo, comparare sempre il peso dei due prodotti.

TERMINE DI SCADENZA
Occorre avere un occhio di riguardo per quanto riguarda la data di scadenza, perché è un elemento fondamentale.
Vediamo alcuni esempi:
“da consumarsi preferibilmente entro….” = fino a quella data il prodotto garantisce le sue proprietà, ma può essere consumato anche per un breve periodo successivo alla data indicata (pasta e riso).
“da consumarsi entro…” = va consumato assolutamente entro quella data e non oltre (yogurt, latte, formaggi freschi).
La data può essere indicata:
gg/mese = per i prodotti che si conservano per meno di tre mesi (latte,formaggi freschi, yogurt)
mese/anno = per i prodotti che si conservano più di tre mesi ma meno di 18 mesi (pasta all’uovo, biscotti, merendine, salse).
Anno = per prodotti che si conservano per almeno 18 mesi (scatolame).
Molto spesso il consumatore è portato molte volte a scegliere un prodotto anziché un altro per il periodo di conservazione più lungo. In realtà (ma non sempre) un periodo di conservazione minore indica un minor utilizzo di conservanti o la presenza d’ingredienti più pregiati.

AZIENDA PRODUTTRICE
Ultimamente sì da molta importanza alla provenienza dell’alimento per garantirne la sicurezza,
ad esempio nel settore ortofrutticolo dal 15/02/2003 è entrata in vigore un decreto legislativo (dlgs/306/02) che dispone l’applicazione di una carta di identità da applicare alla frutta e alla verdura, in cui sono indicati: natura del prodotto, sua origine, varietà, categoria.
Purtroppo sono ancora tanti i commercianti a non applicare la legge.

CODICE A BARRE
Il codice a barre, composto di un insieme di barre e numeri, permette di risalire alla provenienza nazionale. Ad esempio: 80 Italia, 30 Francia, 400 Germania, 57 Danimarca, 45/49 Giappone….

MATERIALE DELLA CONFEZIONE
Sulle confezioni troviamo infine indicazioni sul materiale utilizzato per le confezioni:
CA = cartone; AL = alluminio, PVC = polivinilcloruro, ACC = banda stagnata.
Tutte queste indicazioni sono utili per il corretto differenziamento e smaltimento dei rifiuti.

CONSIGLI PER UN CORRETTO ACQUISTO
Etichette ricche di indicazioni alimentari sono sinonimo di qualità.
Più indicazioni troviamo sull’etichetta, tanto migliore sarà il giudizio alimentare sul quel prodotto. La qualità dell’alimento è esaltata dalle sue proprietà nutrizionali e pubblicizzando la natura e l’origine dei suoi ingredienti. Il produttore è obbligato, per legge, a rispettare la veridicità delle informazioni riportate sull’etichetta. La descrizione del metodo di produzione, certificazione di qualità, ricette e numero verde d’assistenza clienti contribuiscono ad elevare ulteriormente la qualità del prodotto.
Non fare troppo affidamento all’immagine riportata sulla confezione.
Sotto l’immagine rappresentativa del prodotto ritroviamo, anche se in caratteri minuscoli, la dicitura “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”, quindi non facciamoci ingannare dall’illustrazione perché essa non è legata necessariamente al reale aspetto del prodotto. Non dimentichiamoci di verificare l’integrità della confezione.
Attenzione agli slogan “ Senza……” 
“Senza zucchero”, se nell’etichetta troviamo riportato le seguenti diciture “ sciroppo di glucosio”, “sciroppo di fruttosio”, “maltosio, “amido di mais”, “sciroppo di vegetali” vuol dire che l’alimento contiene indirettamente dello zucchero; queste sostanze hanno, infatti, un indice glicemico simile al saccarosio. Preferire prodotti dolcificati con succo di uva o succo di mela o fruttosio puro.
“Senza grassi”, se nell’etichetta troviamo la dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi” essi sono metabolizzati dall’organismo come grassi. Preferire gli alimenti contenenti grassi mono- polinsaturi.
“Senza calorie” o “Dietetico”, molte volte in questi prodotti troviamo come dolcificante l’aspartame. Il mio consiglio è quello di evitare questi prodotti perché l’aspartame, è stato scientificamente provato, è un composto potenzialmente cancerogeno.
Occhio al prezzo!!!
Molte volte capita di scegliere il prodotto in base al prezzo, pensando di risparmiare, ma in realtà se confrontiamo i due prodotti ci possiamo rendere conto che non sempre è così. Impariamo a confrontare il peso, sia intero che sgocciolato: mole volte quello che costa di meno e perché contiene meno prodotto. Impariamo a verificare la qualità: spesso l’uso massiccio di additivi sottolinea la scarsa qualità dell’alimento, perché queste sostanze molte volte vengono usate per mascherare l’assenza di alcuni ingredienti troppo costosi o per compensare la scarsa qualità delle materie prime. • I prodotti freschi. E’ una buona regola acquistare prodotti confezionati il meno possibile. Impariamo a servirci dei prodotti di stagione, sia freschi che surgelati, evitando i cibi precotti e confezionati nei quali l’uso di additivi è spesso importante. Riscopriamo la cucina tradizionale, utilizzando ingredienti naturali di prima qualità, cucinati in modo semplice e leggero. Quando si fa la spesa utilizzare anche il cervello e non solo gli occhi, facciamoci guidare dal buon senso, molte volte è meglio acquistare di meno ma prodotti di qualità che riempire la dispensa di prodotti scadenti, che danneggiano la salute. Sicuramente in questo modo risparmieremo sulle spese per la salute.

martedì 13 ottobre 2015

Fagiolini verdi: proprietà e controindicazioni

Fagiolini verdi: proprietà e controindicazioni


Proprietà Fagiolini Verdi


I fagiolini verdi fanno bene a l’organismo. Sono legumi che possiamo trovare freschi sui banchi del mercato durante l’estate. E’ lo stadio precedente a quello del fagiolo. A livello estetico e nutrizionale è molto più simile alla famiglia delle verdure piuttosto che a quella dei legumi, alla quale effettivamente appartiene. Adesso andremo a vedere quali sono tutti i benefici dei fagiolini verdi.

Valori nutrizionali dei fagiolini verdi

Il fagiolino verde contiene al suo interno poche calorie per l’organismo, di conseguenza è un alimento sano e non fa male al corpo. Contiene circa venti calorie per ogni cento grammi di prodotto. Inoltre i grassi saturi sono presenti in una dose minima, precisamente per ogni cento grammi ne possiamo trovare lo 0, 1 per cento. Questo fa si che il fagiolino verde sia perfetto per chi sta seguendo una dieta.
Inoltre questo alimento è ricco di vitamine, fibre e minerali. Il fagiolino verde aiuta anche le persone che soffrano di colesterolo diminuendone le quantità nel corpo. Inoltre all’interno di questo alimento sono presenti la vitamina A, la B6 e gli antiossidanti in grandi quantità. Inoltre aiutano le persone contro l’invecchiamento. E’ presente anche l’acido folico ovvero vitamina B9 utile per il sangue. In fine possiamo anche trovare la vitamina C essenziale per le difese immunitarie dell’organismo. Mentre troviamo ogni cento grammi solamente il 2,5 per cento di carboidrati. Calcio, potassio, magnesio, ferro, fosforo e il manganese sono in quantità abbondanti nei fagiolini verdi. Invece le proteine sono poche, due grammi per ogni cento di prodotto.

Fagiolini: proprietà e benefici per il nostro organismo

Ecco cosa offre questo prodotto se consumato regolarmente:
  • grazie alla fibre migliora il funzionamento dell’intestino e lo aiuta a tutelarsi dalle infiammazioni a livello intestinale.
  • Molto consigliati per la gravidanza come dieta naturale e aiutano l’organismo a buttare fuori i liquidi di troppo.
  • I fagiolini verdi sono anche consigliati per chi soffre di gastrite e per le persone che soffrano di diabete, grazie alla vitamina K.Inoltre la vitamina K non solo è utile contro il diabete, ma serve anche a tutelarsi dall’osteoporosi.
  • Come già menzionato questo alimento contiene anche la vitamina C, indispensabile per le difese immunitarie/infezioni. Mentre le vitamine A e B aiutano contro l’invecchiamento come menzionato prima.
  • Un’altra cosa da tenere presente è quella che non fanno ingrassare i fagiolini essendo poveri in fatto di calorie, inoltre riducano notevolmente lo stress grazie alla vitamina B6. Un altro fattore importante è quello di assorbire una grande quantità in più di ferro, grazie a questo alimento.

Controindicazioni fagiolini verdi:

La prima controindicazione è molto soggettiva. Nel senso che i fagiolini verdi possono far male qualora la persona soffra personalmente di un’intolleranza o allergia nei confronti di questo alimento. Per il resto non hanno vere e proprie controindicazioni. Ricordatevi però di lavarli con molta attenzione. I pesticidi sono sempre presenti su questi prodotti, almeno che non provengono dall’orto di casa volta e siete così sicuri che sono stati coltivati in modo naturale. L’ultima cosa da sapere è che questo alimento non va consumato troppo cotto perché perde le sue proprietà, ma neppure crudo dato che è presente una sostanza tossica che danneggia i globuli rossi, questa sostanza si chiama fasina.

lunedì 12 ottobre 2015

involtini di verza...

Involtini di Verza


Un classico della cucina povera del Nord Italia, gli involtini di verza, il cui ripieno può essere spesso rappresentato da avanzi della cucina dei giorni precedenti.

Ingredienti (per 6 persone) :

Procedimento:


Mescolare e tritare tutti gli ingredienti per il ripieno (se possedete un robot da cucina è l’ideale) fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo (controllare che il composto non risulti troppo liquido, nel caso aggiungere pane grattugiato per solidificarlo).
 
Lasciatelo riposare 30 minuti e nel frattempo lavate le verza ed appassite le foglie (non più di 3/4 per volta )in un tegame con pochissima acqua (un dito)e con il suo coperchio,  una volta appassite toglietele e depositatele in un piatto 
 
Quando avrete terminato con le foglie di verza riempite ognuna di loro con il ripieno precedentemente preparato e chiudete ogni involtino con uno stuzzicadenti.
 
Riponete gli involtini in un tegame con mezzo dito d’acqua e un giro d’olio ev , coprite con il coperchio e aspettate che il liquido evapori (circa 10 minuti ).
 
Accompagnate gli involtini con verdure cotte o patate arrosto a vostro piacere .

fonte : www.ricettevegan.it

Dieta e Febbre...

Dieta e Febbre

farfalla e anima: mattia ha la febbre...




Febbre ed iperpiressia

La febbre e l'ipertermia rappresentano due meccanismi patologici differenti, ma che generano entrambi piressia, una condizione NON fisiologica caratterizzata "dall'innalzamento anomalo della temperatura corporea".Sia la febbre che l'ipertermia provocano il surriscaldamento corporeo, ma attraverso due meccanismi patogenetici totalmente diversi:
  1. La febbre è scatenata dal danno chimico ad opera delle citochine (mediatori chimici) sul "termostato" di regolazione centrale ipotalamico, che a sua volta genera un riscaldamento eccessivo
  2. L'ipertermia è generata dallo squilibrio tra termogenesi (produzione di calore corporeo) o riscaldamento esterno (come l'irradiazione solare) ed il sistema di termodispersione (vasodilatazione cutanea, sudorazione ecc.) al quale consegue un progressivo accumulo di calore.Dieta nella febbre
La febbre è una processo ATTIVO che ricerca volutamente l'incremento della temperatura corporea; tale condizione è metabolicamente fondamentale per accelerare i processi enzimatici di tutto l'organismo, al fine di ottimizzare la reazione immunitaria e velocizzare la guarigione. Per questo motivo è indispensabile ridurre la febbre solo nel caso in cui superi il limite di sopportazione del soggetto.
Dal punto di vista metabolico, la febbre incrementa significativamente il dispendio energetico misurabile attraverso il consumo dell'ossigeno basale; le stime effettuate sulla popolazione generale indicano che per ogni grado centigrado (°C) al di sopra dei 37, l'organismo necessita del 13% in più di ossigeno per ottemperare al fabbisogno di tutti i processi fisiologici e para-fisiologici. Questo significa che, a parità di energia introdotta con la dieta, la febbre (incrementando i processi ossidativi energetici) può favorire la riduzione dei substrati energetici di riserva (adipe e glicogeno), diminuendo di conseguenza anche il peso corporeo; detto ciò, potrebbe sembrare ovvio che in presenza di febbre sia indispensabile modificare la dieta incrementando l'apporto energetico fino a coprire il fabbisogno minimo al mantenimento del peso corporeo; ad esempio:
Ipotizzando che il soggetto “X” possieda normalmente un dispendio energetico di 2000kcal, in caso di febbre a 39°C (di 2°C oltre la soglia dei 37°C) necessiterebbe di un surplus calorico del 26% (13% moltiplicato per i 2°C), ovvero 520kcal. A conti fatti, il soggetto “X” dovrebbe correggere la propria dieta aumentando l'intake calorico nel seguente modo:
  • 2000kcal + 520kcal = 2520kcal
NB. E' consigliabile mantenere un apporto proteico normale ed incrementare proporzionalmente sia i lipidi che i glucidi.
Nel caso in cui il soggetto “X” mantenga un apporto energetico di 2000kcal e la febbre a 39°C sia costante per 14 giorni, la somma algebrica tra le calorie introdotte con la dieta e le calorie bruciate in presenza di febbre sarebbe NEGATIVO dando origine ad un calo ponderale:
  • [(2000*14)-(2520*14)]=(28000-35280)= -7280kcal
Inoltre, sapendo che FISIOLOGICAMENTE per eliminare 1 kg di adipe è necessario bruciare circa 7000kcal, è possibile affermare che il soggetto ”x”, durante 14 giorni di febbre a 39°C nei quali NON ha seguito una dieta adeguata, potrebbe subire un calo ponderale di circa 1kg.
Ovviamente, quest'esempio NON tiene in considerazione la presenza di moltissime variabili (AD ESEMPIO LA RIDUZIONE DEL LIVELLO DI ATTIVITA' FISICA) che contribuiscono a determinare il bilancio energetico definitivo, pertanto deve essere considerato come una SEMPLIFICAZIONE assoluta.
NB. Qualora il lettore venga sedotto dalla possibilità di facilitare il dimagrimento NON curando la febbre o l'agente eziologico che la genera, ricordiamo che l'aumento del dispendio associato all'allettamento o all'immobilizzazione del paziente determina un calo ponderale NON selettivo che incide negativamente sia sul trofismo della massa muscolare che sulla consistenza della riserve di glicogeno epatico e muscolare.

Per avere un'immagine più realistica dell'impatto metabolico della febbre sull'organismo, è opportuno tenere in considerazione anche i seguenti punti chiave:
  1. Disidratazione: la febbre genera un incremento della temperatura corporea che spesso necessita maggiore termodispersione, quindi porta ad un aumento della sudorazione; pertanto, se la dieta non contiene un apporto idrico sufficiente, la riduzione del peso corporeo potrebbe indicare più disidratazione generale che depauperamento delle riserve energetiche. Se ne deduce che la dieta per la febbre DEVE innanzitutto garantire il fabbisogno idrico basale, compensare la sudorazione e facilitare il drenaggio renale di eventuali cataboliti farmacologici
  2. L'incremento del dispendio enegetico di base è compensato dall'INATTIVITA' fisica del soggetto: è opportuno considerare che (di solito) la febbre NON consente lo svolgimento delle comuni attività lavorative, ricreative e sportive; considerando che il dispendio energetico di un soggetto fermo a letto è quasi sovrapponibile al suo metabolismo basale (MB,) mentre il Livello di Attività Fisica (LAF) oscilla tra il +33% ed il 110% in più dello stesso metabolismo basale, è possibile affermare che normalmente la dieta per la febbre di UN SOGGETTO ALLETTATO O INFERMO dovrebbe apportare un quantitativo energetico INFERIORE a quello normalmente introdotto con l'alimentazione NONOSTANTE la febbre generi un incremento basale del 13% ogni 1°C. Ad esempio, per il soggetto “Y” che ha un metabolismo basale di 1300kcal e un Livello di Attività Fisica che aumenta il dispendio energetico del 55%, PER UN TOTALE DI 2015KCAL, rimanere a letto con 2°C di febbre (+26% delle calorie) significherebbe avere un dispendio totale di 1638kcal… BEN 377kcal in meno rispetto alla normalità!
  3. Vomito e malassorbimento legato alla condizione morbosa: nel caso in cui l'agente eziologico sia un patogeno (virusbatteri, protozoi o altri parassiti), oppure un'intossicazione da alcol etilico o da altri nervini, e la febbre sia accompagnata da vomito e diarrea, la dieta deve subire modificazioni drastiche. Innanzitutto ricordiamo che il vomito e la diarrea provocano una disidratazione accelerata, pertanto, la riduzione del peso corporeo si correla soprattutto al deficit volemico (di volume) del plasma sanguigno; in secondo luogo, l'incapacità di trattenere il cibo nello stomaco o la diminuzione dell'assorbimento intestinale riducono (a volte in maniera grave) la quota di energia ed elementi essenziali introdotti con la dieta. Quindi, oltre ad uno stato di malnutrizione generale transitoria, avviene una degradazione dei substrati energetici di riserva nonché di tessuto muscolare (favorito dall'immobilità del malato) riscontrabili nel calo ponderale indiscriminato (sia massa magra che massa grassa). In tal caso, la dieta per la febbre dovrebbe favorire il passaggio gastrico senza indurre vomito e predisporre una corretta digestione ed assorbimento; a tal proposito, è molto utile fare uso di cibi moderatamente proteici a maggior contenuto di carboidrati ed oli vegetali (semolino arricchito da leguminose passate e condito con olio extravergine d'oliva e poco formaggio grattugiato), facilmente digeribili (cotture semplici e non prolungate), favorire i cibi semi-liquidi (NON totalmente liquidi, perché il tubo digerente può reagire al senso di pienezza con l'impulso del vomito), con porzioni moderate e piuttosto frequenti; inoltre, sarebbe meglio EVITARE alimenti che contengono principi nutritivi difficilmente tollerabili come il lattosio.
  4. Anoressia transitoria: dal punto di vista comportamentale, i malati affetti da febbre non avvertono il bisogno (o lo stimolo fisiologico) di alimentarsi e di bere. Se la dieta della febbre non viene stilata e seguita con attenzione, oltre al rischio di malnutrizione, riducendo l'apporto idrico vengono peggiorati sia il potenziale di termodispersione che la capacità di filtrazione renale; in merito a quest'ultima, al contrario, dovrebbe essere incentivata facilitando così l'eliminazione dei cataboliti endogeni e farmacologici.
La dieta nella febbre deve tenere in considerazione tutti questi fattori al fine di ottimizzare il processo di guarigione e scongiurare qualsiasi effetto secondario legato alla malnutrizione; si consiglia di porre particolare attenzione all'apporto idrico, salino e vitaminico ma di non trascurare (se possibile) anche l'introito di alimenti contenenti le altre molecole essenziali (acidi grassi omega 3 ed amminoacidi derivanti da proteine ad alto valore biologico).

fonte :www.my-personaltrainer.it

venerdì 9 ottobre 2015

CIBI PROBIOTICI E PREBIOTICI: COSA SONO, BENEFICI E DOVE TROVARLI...

Probiotici e prebiotici, quali sono le differenze e in quali alimenti possiamo trovarli? Molti di voi avranno sentito parlare dei probiotici in qualità di fermenti lattici vivi contenuti nello yogurt e in grado di garantire il benessere dell'intestino. Si tratta uno degli slogan più comuni di numerosi spot pubblicitari. In effetti, è vero che i probiotici promuovono una digestione migliore.

Probiotici e Prebiotici: quali sono le differenze?
Ciò di cui non si parla a sufficienza, riguarda il fatto che, come tutti gli organismi viventi, i probiotici hanno bisogno di nutrimento. Questo ruolo viene svolto dai prebiotici. Proviamo dunque ad esplorare il mondo dei probiotici e dei prebiotici, per comprendere come questi due elementi si trovino in relazione.

Probiotici

I probiotici sono organismi vivi che somministrati in quantità adeguata apportano diversi benefici per la salute. Probiotici è il termine con cui la maggior parte delle persone ha più familiarità. Conosceranno meglio i probiotici coloro che preparano in casa lo yogurt, il kefir o il kombucha. Quando assumiamo i probiotici e gli alimenti che li contengono, il nostro intestino viene colonizzato da batteri benefici. Molte persone consumano probiotici poiché malattie, agenti inquinanti, cibo industriale e stress possono causare uno squilibrio della flora intestinale.

I benefici dei Probiotici

Oltre a promuovere il benessere intestinale, i probiotici supportano la digestione ed offrono numerosi benefici per la salute a lungo termine, anche per quanto riguarda i bambini e il loro sviluppo. Spesso i probiotici vengono raccomandati in caso di infiammazioni dell'intestino. Anche la salute del cavo orale e del tratto digestivo superiore può beneficiare dell'assunzione dei probiotici. Di solito i probiotici vengono consigliati durante o dopo una terapia a base di antibiotici per riequilibrare l'intestino, dato che questi medicinali non distinguono tra batteri buoni e nocivi nella loro azione distruttiva. Secondo alcuni studi, i probiotici possono contribuire a ridurre i tempi del transito intestinale ed a garantire una maggiore regolarità.

Fonti di Probiotici

Tra i probiotici più conosciuti troviamo i lactobacilli e i bifido-batteri. I probiotici sono presenti in alimenti fermentati come lo yogurt, il kefir, i crauti, il miso, il tempeh, il kombucha, i formaggi fermentati e il latticello, ma anche la pasta madre. I probiotici, inoltre, sono presenti in specifici integratori farmaceutici e erboristici, meglio noti come "fermenti lattici".
probiotici prebiotici

Prebiotici

I prebiotici, a differenza dei probiotici, non sono organismi vivi. I prebiotici rappresentano infatti il nutrimento dei probiotici e ne stimolano l'attività nel tratto gastro-intestinale. I probiotici, per rafforzarsi, hanno bisogno dei prebiotici che sono contenuti, ad esempio, nei cibi ricchi di fibre. I prebiotici aiutano le colonie di probiotici presenti nell'organismo a sopravvivere e contribuiscono al mantenimento del benessere generale dell'organismo.

I benefici dei Prebiotici

Tra i benefici associati ai prebiotici troviamo il supporto al metabolismo, il miglioramento dell'assorbimento dei sali minerali e dell'utilizzo delle vitamine e la promozione dell'attività del sistema immunitario. I prebiotici, inoltre, potrebbero risultare utili per incoraggiare il mantenimento dei normali livelli di zuccheri nel sangue. I prebiotici, in ogni caso, agirebbero in maniera diversa da un individuo all'altro e in base alla salute intestinale di ciascuno. In caso di sindrome del colon irritabile, ad esempio, l'assunzione degli alimenti più adatti - che possano contenere prebiotici o probiotici - dovrebbe essere sempre valutata e indicata dal medico, sulla base dei sintomi e delle condizioni del singolo paziente. L'obiettivo, in questo caso, è agire per riportare l'intestino in una condizione di armonia.

Fonti di Prebiotici

I prebiotici derivano soprattutto dalle fibre vegetali, come l'inulina. Alcuni yogurt pubblicizzati come probiotici potrebbero contenere l'inulina in qualità di prebiotico e fermenti vivi attivi (probiotici). Tra le fonti di prebiotici troviamo alimenti vegetali ricchi di fibre come asparagi, legumi, avena, aglio, tarassaco e frutta secca, con particolare riferimento alle noci
fonte: www.greenme.it

sabato 3 ottobre 2015

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche

Gnocchetti alle carote con taleggio e fave fresche




Portata: primo
Porzioni4 persone
Minuti di Preparazione40 minuti di preparazione
Minuti di Cottura30 minuti di cottura
DifficoltàMedia
Kilocalorie550 Kilocalorie
Impatto glicemico
Ricetta vegetariana


INGREDIENTI PER 4 PERSONE
- 700 g di patate a pasta bianca
- 250 g di fave sgranate
- 4 carote
- 200 g di farina
- 150 g di taleggio
- 1 cucchiaino di rosmarino tritato
- 150 ml di latte
- olio di oliva extra vergine
- sale
PREPARAZIONE
1 Lessate le patate intere e con la buccia per 20-25 minuti, fino a renderle tenere ma non sfatte
2 Scottate le fave per 5 minuti, scolatele con una schiumarola travasandole in acqua fredda; nella stessa acqua dei legumi lessate per una decina di minuti 2 carote a rondelle fino a quando diventano molto tenere
3 Scolate le carote e frullatele con il latte. In un pentolino riunite la crema di carote e il taleggio in pezzetti, poi a calore basso fate sciogliere il formaggio completamente. Se la salsa risultasse troppo densa allungatela con un po' d'acqua di cottura delle carote
4 Pelate le fave, conditele con il rosmarino, 3-4 cucchiai d'olio e saltatele in una padella per 5 minuti (conservatele al caldo). Di seguito pulite le altre due carote e grattugiatele. Pelate le patate lesse ancora calde e passatele allo schiacciapatate raccogliendo il puré su una spianatoia. Aggiungete le carote grattugiate, la farina e un pizzico di sale, quindi impastate rapidamente tutti gli ingredienti.
5 Riducete l'impasto di patate e carote in tanti cordoni alti circa un centimetro
6 Tagliate i cordoni in gnocchetti lunghi un centimetro abbondante, poi tuffateli in abbondante acqua salata e lessateli fino a quando ritornano a galla. Scolateli con una schiumarola, mescolateli delicatamente alle fave e adagiateli nei piatti già ricoperti con la crema al taleggio




fonte : www.cucina-naturale.it

giovedì 27 agosto 2015

Ecco perché mangiare i capperi fa bene alla salute...

Ecco perché mangiare i capperi fa bene alla salute...


capperi
Dal sapore deciso, per dare carattere ai sughi, alle pizze e ad altre preparazioni gastronomiche, i piccoli capperi racchiudono delle proprietà incredibili, molto utili dal punto di vista erboristico.
La pianta, il cui nome scientifico è Capparis Spinosa, appartiene alla famiglia delle Capparidaceae. I suoi fiori possono essere rosa e bianchi e sono molto profumati. All’interno dei boccioli dei fiori risiedono queste piccole perle commestibili, utilizzate per arricchire i piatti della nostra tavola.
La raccolta dei capperi avviene nei mesi estivi in coincidenza con il periodo di fioritura della pianta, non appena i boccioli germogliano.
Come dicevamo, le proprietà dei capperi non si riducono semplicemente alle loro qualità organolettiche, ma risiedono soprattutto nelle sostanze contenute, molto utili nel trattamento di particolari disturbi.
Innanzitutto, una delle caratteristiche più importanti è la grande quantità in essi contenuta di quercetina, un antiossidante naturale che protegge e rafforza il sistema circolatorio, contrastando varici, emorroidi e gotta.
I capperi contengono varie sostanze nutritive importanti per il nostro organismo e per il supporto delle sue funzioni essenziali, come la vitamina A, la vitamina C e le vitamine del gruppo B, ma anche sali minerali come calcio, potassio, ferro e fosforo.
Uno degli aspetti più curiosi è che questo alimento racchiude in sé dei principi attivi che mitigano l’azione degli allergeni di varia natura, come ad esempio il polline, la polvere e alcuni agenti chimici.
La scoperta è arrivata da alcuni studi condotti qualche anno fa dai ricercatori dell’Università di Catania, che si sono accorti dell’elevato potere dei capperi nel proteggere l’organismo dagli allergeni, sostenendo il sistema immunitario e favorendo la funzionalità delle vie respiratorie. Un aiuto che varrebbe non solo nella fase acuta, ma anche nella prevenzione della risposta allergica.

Durante la ricerca, i principi attivi dei capperi sono stati impiegati per ottenere un rimedio in grado di ridurre i sintomi delle più comuni allergie, insieme a foglie d’olivo, ribes nigrum e radice di liquirizia.
Consumare capperi avrebbe però un effetto protettivo anche sui condrociti (le cellule che formano le cartilagini). Questo li rende un ottimo integratore naturale per chi pratica sport, per le donne in menopausa, gli anziani e chi in genere soffre di un deterioramento del tessuto cartilagineo.
I flavonoidi in essi contenuti, come quercetina e  kaempferol, un flavonoide che è stato chimicamente isolato anche nei broccoli, nel tè verde, nell’uva e nei cavoli, attribuiscono a questo alimento un forte potere antinfiammatorio.
I capperi sono molto salati, per questo possono essere controindicati a chi soffre di ipertensione. Prima di consumarli è sempre bene eliminare una buona parte del sale, mettendoli a bagno anche per un’ora.
capperi migliori sono quelli conservati sotto sale, che garantisce la migliore conservazione delle proprietà organolettiche dell’alimento, in quanto evita l’utilizzo di altri additivi spesso aggiunti nelle conserve sott’aceto.
Della pianta si consumano anche le foglie, che vengono raccolte, sbollentate e preparate in insalata con altre verdure.


(Foto: superfoods.gr)
fonte: ambientebio.it